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Gli esami

Gli accertamenti ai quali noi diamo significato in questi casi sono l’esame citologico dell’urina e l’uro-TC.

CTM è la sigla con cui si parla dell’esame citologo delle urine, Consiste nell’esame microscopico delle cellule sospese nelle urine e che vengono raccolte dalla centrifuga. Si basa sul presupposto che le cellule della mucosa esfoliano (si distaccano in strati sottili e superficiali) in vescica. Questo avviene per le cellule normali, che nascono nello strato basale profondo e via via che prosegue la loro vita (che dura pochi giorni) migrano verso lo strato più alto, quello rivolto verso il lume della vescica a contatto con l’urina. Questo strato viene raggiunto alla fine della vita di una cellula che quindi “cade” nella cavità vescicole. Questo ricambio cellulare avviene in modo molto accelerato nei tumori della vescica; tanto più accelerato quanto più i tumori sono aggressivi. Per contro, i tumori poco aggressivi hanno un ricambio piuttosto lento ed esfoliano poche cellule al punto che l’esame risulta negativo piuttosto spesso in questa categoria di pazienti.

CTM-LA CLASSIFICAZIONE DI PARIGI 2016 (COSIDDETTO "PARIS SYSTEM")

(testo di Alessandro Boni)

Si tratta di un nuovo sistema in classi, per la refertazione della citologia urinaria, a tutt’oggi consigliato ma non obbligatorio, che ha lo scopo di uniformare la terminologia con criteri citomorfologici standardizzati per la refertazione della citologia urinaria.
Il Paris System è basato sui seguenti principi:

-      identificare i carcinomi uroteliali di alto grado (HGUC)

-      standardizzare i criteri diagnostici e la terminologiari-definire i concetti di “atipico”

-      ri-definire i criteri di adeguatezza del campione,

La classificazione è la seguente:

-      INADEGUATO

-      NEGATIVO PER CARCINOMA UROTELIALE DI ALTO GRADO

-      CELLULE UROTELIALI ATIPICHE

-      SOSPETTO PER CARCINOMA UROTELIALE DI ALTO GRADO

-      CARCINOMA UROTELIALE DI ALTO GRADO

-      NEOPLASIA UROTELIALE DI BASSO GRADO

 

METODO FISH PER LA DIAGNOSTICA PRECOCE DEL CARCINOMA UROTELIALE

(testo di Alessandro Boni)

Nella diagnostica precoce del carcinoma uroteliale, l’esame citologico può talvolta non fornire un risultato inequivocabile (cioè negativo o positivo).

In particolare, nel monitoraggio per recidive nei pazienti trattati per carcinoma uroteliale, l’esame citologico può non fornisce sufficienti garanzie per confermare l’esito negativo di una cistoscopia.
Esiste all’ora un altro tipo di esame denominato FISH in grado di rilevare con estrema sensibilità e specificità le cellule neoplastiche.

Il test, viene condotto sulle cellule provenienti da urine fresche, è assolutamente non invasivo.
A livello medici è infatti noto che le cellule tumorali sono sempre caratterizzate da aneuploidia, ossia dalla diminuzione e/o dall’aumento del numero di copie di alcuni cromosomi.
Il metodo FISH di analisi utilizza una sonda molecolare marcata con sostanze fluorescenti in grado di rilevare l’aumento l’aumento del numero di copie dei cromosomi 3, 7, 17 e, talvolta (solitamente nelle forme meno invasive), alla sola perdita totale del cromosoma 9.
Mediante la tecnica FISH è possibile contare le copie di tali cromosomi e quindi è possibile svelare la natura neoplastica delle cellule atipiche osservate.

La percentuale di cellule patologiche sul totale di quelle osservate rileva: la probabilità che la lesione sia presente e la sua invasività.

Mentre il grado di polisomia (vale a dire il numero di copie dei cromosomi 3, 7 e 17) rivela il grado del tumore stesso.

Tale metodica è applicabile anche su tessuto, ovvero su materiale bioptico e pezzi chirurgici.
Quando prescrivere la FISH interfasica quantitativa delle cellule uroteliali?
1) Come esame di secondo livello nelle atipie lievi-moderate al fine di evitare inutili cistoscopie esplorative.
2) Come test di primo livello nella sorveglianza delle recidive, prima della cistoscopia, per evitare inutili cistoscopie esplorative e passare subito, in caso di FISH positiva, alle indagini strumentali di imaging e quindi alla cistoscopia operatoria.

 

URO –TC. E’ una TC addominale che viene eseguita con l’iniezione endovenosa di un liquido specifico, detto mezzo di contrasto, che viene filtrato nei reni, in modo analogo a come i reni filtrano acqua e sostanze tossiche dal sangue, e che prosegue lungo la stessa via dell’urina. Questo liquido è molto riconoscibile sulle immagini della TC e in questo modo evidenzia la struttura dei reni e di tutta la via escretrice che altro non è che il sistema di scarico dell’urina attraverso le strutture interne del rene, gli ureteri e la vescica

Anche l’ecografia è utile in questa fase: oggi gli ecografi, le “macchine”che mostrano immagini ottenute dagli ultrasuoni, sono molto avanzati tecnologicamente ed un medico ecografista competente ed allenato non fatica certo a riconoscere lesioni “produttive” (ovvero che crescono verso l’interno dell’organo) anche di piccole dimensioni tanto che il rischio che una lesione presente nella vescica o nei reni non venga riconosciuta è assai basso. Uno svantaggio dell’ecografia, tuttavia, è che non permette di osservare gli ureteri. Ecco una delle ragioni per cui, nella fase di diagnosi, la preferenza dei medici vada all’uro-TC. L’altro motivo è che la TC descrive anche le strutture vicine, come i linfonodi di cui tra poco parleremo.

Ottenuta la diagnosi e la localizzazione della lesione la tappa successiva è rappresentata dall’endoscopia, ovvero, un’indagine che permette di guardare l’interno della vescica: la cistoscopia.