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La derivazione intracorporea: tutto dentro grazie al robot!

Dott. Daniele Romagnoli

LA DERIVAZIONE INTRACORPOREA: TUTTO DENTRO GRAZIE AL ROBOT!

L’intervento di cistectomia radicale rappresenta una delle procedure più complesse in Urologia, appannaggio dei Centri di maggiore volume e dei Chirurghi di esperienza ben consolidata. Quando il tumore della vescica infiltra lo strato più profondo dell’organo, oppure non risponde ai trattamenti endoscopici, si rende necessario l’asportazione dell’organo, assieme alla prostata nel maschio ed agli annessi (utero ed ovaie) nella donna.

 

Una volta completata la asportazione di queste strutture e dei linfonodi regionali (fase demolitiva), occorre ripristinare la via urinaria, per consentire al paziente di urinare. Questa fase, chiamata di “derivazione urinaria”, può essere realizzata in varie modalità e tecniche, che prevedono il ricorso a soluzioni continenti (neovesciche) oppure non continenti (i famosi “sacchetti” o stomie urinarie).

Si tratta di una fase estremamente importante della procedura, in quanto viene realizzata la nuova via urinaria del paziente, che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Non solo: la maggior parte delle complicanze dell’intervento (che arrivano sino al 40% in Letteratura) è proprio legata a questo momento, a causa della complessità delle ricostruzioni, che prevedono il ricorso a numerose suture ed a tecniche raffinate.

La chirurgia robotica, grazie alla sua minima invasività ed alla massima precisione garantita dalla piattaforma robotica, ha rivoluzionato la chirurgia, in particolare quella urologica. Anche la cistectomia ha beneficiato di tale tecnologia, e, dalla sua prima descrizione nel 2003, la cistectomia robotica si è progressivamente diffusa e migliorata, al punto da essere stata dichiarata, dalle ultime Linee Guida della Associazione Europea di Urologia (EAU), come equivalente in termini di efficacia oncologica e profilo di sicurezza rispetto al classico intervento “a cielo aperto”.

Mediante 6 piccole incisioni nell’addome vengono introdotti gli strumenti miniaturizzati del robot all’interno del paziente, si gonfia l’addome con anidride carbonica per creare la camera di lavoro ed il Chirurgo procede all’intervento.

Mentre agli inizi la fase di ricostruzione veniva eseguita, vista la elevata complessità della stessa, mediante una incisione nell’addome che consentiva di lavorare “ a cielo aperto” (vista la maggiore esperienza dei Chirurghi di allora con tale approccio, e si parla di derivazione “extracorporea”), si è progressivamente affermata la possibilità di ricostruire la via urinaria direttamente all’interno del corpo del paziente, realizzando pertanto una derivazione confezionata in ambiente “totalmente intracorporeo”.

Questo ha permesso di migliorare ulteriormente i risultati funzionali di questa procedura, in virtù di tutta una serie di vantaggi per il paziente. In primis, il fatto di non esporre l’interno del corpo al contatto con l’ambiente esterno permette di ridurre gli squilibri dei fluidi interni tipici della chirurgia a cielo aperto. Non solo, le manovre eseguite con gli strumenti robotici sono estremamente delicate, e viene pertanto notevolmente ridotto il trauma sulle strutture (come le ansa intestinali) che, tradizionalmente, venivano gestite “ a mano” dal Chirurgo (per quanto dotato di un tocco leggero…). Inoltre, la maggiore precisione garantita dalla visione robotica (si pensi che l’ingrandimento è di circa 12 volte rispetto al normale…in pratica si opera al microscopio!) permette la realizzazione di suture raffinate, complesse, e stagne sin dal principio…un fattore estremamente importante quando si ha a che fare con un liquido come l’urina!

Analizzando gli studi in Letteratura riguardanti le derivazioni intracorporee, si ha la conferma di quanto sopra esposto e dell’impatto vantaggioso per i pazienti: nei Centri che adottano questo tipo di approccio i pazienti recuperano prima la motilità intestinale e sperimentano una minore percentuale di complicanze postoperatorie, grazie al fatto che la ricostruzione urinaria avviene direttamente all’interno, nell’ambiente più protetto che ci sia (il corpo stesso del paziente!). Questo si traduce in una minore durata della degenza in ospedale, in un minore tasso di ricoveri per complicanze, ed in un più rapido ritorno alla vita di tutti i giorni.

Non bisogna comunque dimenticare la importanza del Centro cui si fa riferimento: per avere questi ottimi risultati occorre rivolgersi a Centri di esperienza, con Chirurghi esperti e con un team dedicato, sia in Sala Operatoria che in Reparto…non basta solo un pilota esperto per vincere una gara, serve anche una squadra all’altezza.

Alla luce di quanto detto, possiamo ribadire che la robotica ha pertanto aggiunto un altro valore ai suoi già innumerevoli vantaggi: la possibilità di eseguire la intera procedura di cistectomia radicale all’interno del corpo del paziente…un vero e proprio “all in” nella lotta alla patologia vescicale, per sconfiggere questo tumore così devastante con un trauma il più possibile contenuto per il paziente!


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