Malato e INPS: Invalidità e dintorni

Nel presente Sito, nella sezione “Utilità e Diritti del Malato” è possibile trovare una sintetica descrizione delle cose su cui è necessario che il malato (o i suoi parenti) si attivi subito all’insorgere della malattia. Un ulteriore approfondimento è nel libretto “I diiritti del malato di cancro” scaricabile al seguente indirizzo:

https://www.associazionepalinuro.com/images/11_Diritti.pdf

 

In questi documenti indichiamo in generale le cose da fare “subito”. Con il passare del tempo,  con l’evoluzione della malattia e in relazione alle diverse necessità assistenziali della persona ci renderemo conto di quanto il confronto con l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale diventi determinante e pertanto di quanto sia necessario combattere per le proprie istanze, naturalmente sempre facendosi affiancare dai Patronati locali.

Nella nostra attività associativa, venendo a contatto quasi quotidianamente con persone che hanno problemi con l’INPS,  desideriamo affrontare qui di seguito le situazioni più ricorrenti anche per permettere agli interessati di farsi una prima idea sul percorso che li attende e potendo così già fare della prima valutazioni sul fatto che valga o meno la pena di affrontare determinate battaglie che spesso prendono costosi risvolti legali.

Qui di seguito potrete farvi una prima infarinatura sia su questi argomenti sia, in maniera più approfondita, sui temi dell’Invalidità per problemi oncologici, principalmente alla vescica:

DISABILITÀ ONCOLOGICA: TUTELE, DIRITTI E AGEVOLAZIONI

PER AMMALATI ONCOLOGICI

 

Nel nostro Paese ogni anno 270 mila cittadini vengono colpiti dal cancro. Quasi il 50% riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti, mentre nell'altro 50% una buona quota in ogni caso sopravvive più o meno a lungo. 
Il malato affetto da patologia oncologica, oltre al trattamento terapeutico ha particolari esigenze di tipo giuridico ed economico, per vivere più dignitosamente. Pertanto l'ordinamento giuridico ha previsto, con norme speciali, le tutele e provvidenze necessarie.

Perché le leggi non rimangano inattuate, è necessario che anche i malati, oltre agli operatori, sappiano quali sono i diritti che lo Stato riconosce e garantisce loro, sia come particolare categoria di malati sia, genericamente, come persone riconosciute invalide.

INVALIDITÀ CIVILE E INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO - Lo Stato assiste i malati oncologici per mezzo del riconoscimento dell'invalidità civile, a prescindere da qualunque requisito assicurativo o contributivo essi abbiano.

Secondo le tabelle ministeriali di valutazione (D. M. Sanità 5/2/1992), tre sono le percentuali di invalidità civile per patologia oncologica:
- per neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale l'11%
- per neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale il 70%
- per neoplasie a prognosi infausta o probabilmente sfavorevole nonostante asportazione chirurgica il 100%

Per essere collocati in una di queste tre categorie e ottenere le conseguenti agevolazioni sarà necessario, una volta appresa la diagnosi, fare domanda di riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap presentandola all'Ufficio Invalidi Civili della ASL di residenza. Se oltre a richiedere il riconoscimento dell'invalidità civile (L. 118/1971), si vuole usufruire anche dei benefici previsti dalla legge sull'handicap (L. 104/1992), è consigliabile indicarlo nella stessa domanda. In mancanza di tale esplicita indicazione, si viene sottoposti a due visite medico-legali.


INVALIDITÀ CIVILE E LEGGE 104 SONO LA STESSA COSA? NO! 

  1. L'invalidità è un tipo di riconoscimento, riguarda appunto le persone con menomazioni fisiche, intellettive e psichiche con una permanente incapacità lavorativa non inferiore ad un terzo e si rifa alla legge n. 118 del 30 marzo 1971.
  2. Il riconoscimento dello stato di handicap, invece, è un'altra cosa: la definizione ci viene dalla legge 104/1992che descrive la persona handicappata come "colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione"(art. 3 comma 1).

    I due riconoscimenti (di invalidità e di handicap) seguono procedure simili ma distinte, con due visite mediche di accertamento diverse. In ogni caso consentono entrambi di godere di particolari benefici a seconda della percentuale di invalidità o della definizione di handicap riportata sul verbale.
    Le domande per ottenere benefici in materia di invalidità, cecità e sordità civile, handicap e disabilità devono essere presentate all'INPS unicamente TRAMITE INTERNET.

Con la Legge 80/2006 (art. 6) lo Stato ha disposto un iter di accertamento accelerato a carico della Commissione medica della ASL in caso di malattia oncologica. La visita di accertamento dovrà infatti essere effettuata entro 15 giorni dalla data della domanda e gli esiti dell'accertamento dovranno essere immediatamente produttivi dei benefici che da essi conseguono.  

QUAL È L’ITER DA SEGUIRE

1. recarsi da un medico abilitato alla compilazione online del certificato medico introduttivo, perché sia attestata la patologia invalidante;
2. presentare all'INPS via Internet, direttamente oppure tramite Patronato o Associazioni di categoria (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), la domanda di riconoscimento dei benefici;
3. effettuare la visita medica di accertamento presso la Commissione ASL integrata da un medico INPS, nella data che gli verrà comunicata.

La richiesta del riconoscimento dell'invalidità può essere avviata dal singolo che si ritiene invalido oppure dal suo genitore/tutore (in caso di persone interdette) o dal suo curatore (per quanto riguarda le persone inabilitate).

  1. LA CERTIFICAZIONE MEDICA
    Il medico certificatore per essere abilitatodeve aver fatto richiesta all’INPS e aver ottenuto un codice PINche permette la trasmissione della certificazione medica online. Ci si può benissimo rivolgere al proprio medico curante.
    Basandosi sui modelli di certificazione predisposti dall’INPS, il medico attesta la natura delle infermità invalidanti, riporta i dati anagrafici, il codice fiscale, la tessera sanitaria, le patologie invalidanti da cui il soggetto è affetto con l’indicazione obbligatoria dei codici nosologici internazionali (ICD-9). Deve, se presenti, indicare le patologie stabilizzate o ingravescenti che danno titolo alla non rivedibilità. Infine deve indicare l’eventuale sussistenza di una patologia oncologica in atto.
    Il medico compila il certificato online e lo inoltra all’INPS attraverso il servizio dedicato. Il sistema genererà un codice identificativo per la pratica in corso.
    A questo punto il medico deve consegnare all'interessato:
    - l’attestato di trasmissione che riporta il numero di certificato e che deve essere conservato dal richiedente per l’abbinamento della certificazione medica alla successiva domanda di riconoscimento dell'invalidità,
    - la copia originale firmata del certificato, che il richiedente dovrà poi esibire al momento della visita di accertamento,
    - l'eventuale certificato di non trasportabilità in caso di richiesta di visita domiciliare.

    NB: Il certificato ha una validità massima di 90 giorni dal rilascio (ai fini dell’abbinamento alla domanda). Se non si presenta in tempo la domanda, il certificato medico scade e bisogna richiederlo nuovamente al medico.
  2. PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA ALL’INPS
    Dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo, dunque, il richiedente ha 90 giorni di tempo per inviare via Internet all'INPS, la domanda di riconoscimento di invalidità civile.
    La domanda può essere presentata autonomamente dalla persona se dispone del codice PIN rilasciato dall'INPS (un codice numerico personalizzato che consente di accedere al servizio), oppure attraverso gli enti abilitati quali associazioni di categoria (ANMIC, ENS, UIC, ANFFAS), patronati sindacali, CAAF ecc.

Come si richiede il PIN?
Telefonando al Contact Center INPS (803164) o attraverso il sito www.inps.it accedendo alla sezione Servizi online. Inserendo in Internet i dati richiesti saranno visualizzati i primi otto caratteri del PIN, mentre la seconda parte del codice sarà recapitata presso la propria abitazione tramite la posta ordinaria.

Perché la domanda per via telematica vada a buon fine è necessario compilarla in OGNI sua parte, ed è sempre necessario, durante la procedura, inserire il numero del certificato rilasciato dal medico, già registrato online. In questo modo la domanda che stiamo compilando verrà automaticamente abbinata al nostro certificato medico.
Nella domanda il richiedente deve indicare i dati personali e anagrafici, il tipo di riconoscimento richiesto (handicap, invalidità, disabilità), le informazioni relative alla residenza e all’eventuale stato di ricovero, il suo indirizzo e-mail per ricevere informazioni riguardanti la sua pratica. Ad ogni modo, grazie al codice PIN, le fasi di avanzamento della procedura di riconoscimento dell'invalidità civile possono essere consultate anche online sul sito dell’INPS.
Al termine della trasmissione della domanda, la procedura fornirà una ricevuta che può essere stampata, contenente il protocollo e la data di presentazione della domanda.

Ricevuta la domanda completa l’INPS provvede a trasmetterla online alla ASL di competenza.
Una volta presentata la domanda il cittadino riceve la data della visita medica di accertamento che in genere si tiene entro i 30 giorni successivi, in base al calendario di appuntamento della ASL di residenza o del domicilio alternativo.
All’invalido affetto da patologia oncologica la visita è fissata entro 15 giorni dalla domanda.

In caso di non trasportabilità il medico deve compilare e inviare online il certificato medico di richiesta di visita domiciliare, almeno cinque giorni prima della data già fissata per la visita ambulatoriale. Il Presidente della Commissione medica si pronuncia entro cinque giorni dalla ricezione della richiesta, comunicando al cittadino la data e l’ora della visita domiciliare o indicando una nuova data di invito a visita ambulatoriale.

In caso di impedimento, l’interessato può scegliere tra una delle date indicate dal sistema accedendo alla sua area riservata nel sito dell'INPS.
La data di convocazione a visita viene comunicata a mezzo raccomandata e posta elettronica (se indicata) ed è visibile sul sito internet dell’INPS. In questa lettera sono riportati i riferimenti della prenotazione (data, orario, luogo di visita) e la documentazione da portare all’atto della visita (documento di identità, certificato firmato dal medico certificatore, altra documentazione sanitaria, ecc.).
Nel caso in cui l’INPS non disponga dei dati anagrafici del cittadino sarà necessario che il richiedente si rechi direttamente presso gli uffici INPS portando con sé un documento d’identità valido e il codice fiscale/tessera sanitaria.

  1. LA VISITA MEDICA PRESSO LA COMMISSIONE ASL
    Bisogna presentarsi alla visita, nella data fissata, con un valido documento di identità, il proprio codice fiscale, la tessera sanitaria, il certificato medico in originale firmato e tutta la documentazione sanitaria in possesso del richiedente.

Sarà possibile per il richiedente farsi assistere dal proprio medico di fiducia.

N.B: In caso di assenza ingiustificata si provvederà a una nuova convocazione. Nel caso di due assenze consecutive, esse saranno considerate come una RINUNCIA alla domanda, con perdita di efficacia della stessa.

La Commissione ASL è una Commissione Medica Integrata: è composta da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1° gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente effettivo.
Alla Commissione partecipa anche un sanitario in rappresentanza dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili (ANMIC).
Essa assegna dei punteggi per ogni sintomo accusato dal richiedente, punteggi che sono già fissati per legge nelle tabelle dell’invalidità civile (Decreto Ministero della Sanità del 5 Febbraio ’92) e che vanno a costituire, attraverso uno specifico calcolo, la percentuale finale di invalidità riconosciuta alla persona. 
Al termine della visita viene redatto il verbale (Vedi Allegato “A”) elettronico, riportando l’esito, i codici nosologici internazionali (ICD-9) e l’eventuale indicazione di patologie (Decreto 2 agosto 2007) che comportano l’esclusione di successive visite di revisione o l'eventuale necessità di sottoporsi a visita di revisione successivamente.
Nel caso in cui le condizioni di salute dovessero successivamente compromettersi nel tempo, l'invalido può richiedere un aggravamento dell'invalidità (Vedi Allegato “B”).

Se a causa della malattia si hanno problemi di deambulazione o non si è più autonomi nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione), si può richiedere il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento (Legge 18/1980 e Legge 508/1988; Decreto Legge 509/1988).

Nei casi di chemioterapia in atto il malato sarà automatico il riconoscimento al diritto all'indennità di accompagnamento, se pur per brevi periodi (settimane, mesi o anni) necessari all'effettuazione delle stesse terapie, in rapporto agli effetti fortemente debilitanti del trattamento chemioterapico. Questi ultimi saranno valutati sulla base della relazione medica dell'ospedale o servizio oncologico ove si è in trattamento.

Una volta completato l'iter di accertamento di invalidità temporanea il malato oncologico potrà godere di tutti i diritti previsti per il disabili e familiari che lo assistono previsti dalla Legge 104.

AGEVOLAZIONI FISCALI ED ESENZIONI - Il malato di cancro ha diritto all'esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore da cui è affetto, nonché per le eventuali complicanze, la riabilitazione e la prevenzione di ulteriori aggravamenti (D. M. Sanità 329/1999). Il codice identificativo delle patologie tumorali è lo 048; il medico di base è tenuto ad indicarlo sulle  impegnative.
Se l'invalidità civile riconosciuta è del 100% si ha diritto all'esenzione totale, cioè per tutte le prestazioni sanitarie, anche quelle non collegate alla patologia tumorale.

Per chi ha difficoltà all'uso delle cinture di sicurezza in automobile (per es. i cardiopatici, chi ha subìto interventi chirurgici al cuore, al torace, alla mammella, ecc., e/o per chi ha cicatrici in punti toccati dalle cinture), è possibile ottenere l'esonero dall'obbligo dell'uso delle cinture di sicurezza, portando al Distretto Sanitario di appartenenza una carta che certifichi l'avvenuto intervento chirurgico e/o che attesti eventuali ulteriori problematiche.

L'assistenza sanitaria all'estero è consentita, in via di eccezione e dietro adeguata richiesta, solo presso centri di altissima specializzazione per prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione che non sono ottenibili in Italia in modo adeguato o tempestivo.

AUSILI - È possibile ottenere gratuitamente ausili protesici e/o ortopedici, se il medico specialista prescrive un ausilio che rientra nel Nomenclatore tariffario.
In caso contrario, tali ausili vanno acquistati e sono sottoposti, a seconda dei casi, all'Iva al 20% o al 4%. Se l'invalidità è pari al 100%, è prevista l'agevolazione Iva al 4%.

Alle donne operate al seno, il Servizio Sanitario Nazionale, secondo la legge finanziaria per l'anno 1998, fornisce gratuitamente, a semplice richiesta corredata da idonea documentazione, la protesi mammaria esterna. In seguito alla modifica apportata dal D.L. 321 G.U. n. 183/2001, non è più necessaria la preventiva richiesta di invalidità civile.

TUTELA LAVORATIVA - L'art. 2110 del Codice Civile dice che "In caso d'infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge o le norme corporative non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o una indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità ".
La lettura di tale articolo aiuta a comprendere come sia diritto del lavoratore assente per malattia percepire la retribuzione o una prestazione economica sostitutiva (l'indennità di malattia) , continuando a maturare anzianità di servizio, e non essere licenziato durante il periodo di malattia.

La legge stabilisce però un limite del periodo di conservazione del posto, il cosiddetto "periodo di comporto",  alla scadenza del quale il datore di lavoro, se vorrà , potrà recedere dal contratto, a norma dell'articolo 2118, licenziando il lavoratore nel rispetto della normativa sul licenziamento individuale (licenziamento per giusta causa). La durata del periodo di comporto e degli altri eventuali periodi di
assenza aggiuntiva, nonché dei periodi in cui spetta la retribuzione intera e successivamente ridotta, e l'entità della riduzione, variano a seconda dei diversi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, e pertanto è
importante che il lavoratore verifichi sempre cosa prevede il proprio contratto.

Nell'ipotesi in cui il lavoratore, a causa delle patologie sofferte, debba sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie ambulatoriali di natura specialistica che determinano incapacità al lavoro, ai vari periodi della terapia si applicano i criteri della "ricaduta della malattia" se sul certificato viene barrata l'apposita casella e il trattamento viene eseguito entro 30 giorni dalla precedente assenza.

Per la Legge 104/1992, il lavoratore con handicap in situazione di gravità ha diritto a 2 ore di permesso giornaliero retribuito o 3 giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche in maniera continuativa; il familiare che assiste ha diritto, invece, a 3 giorni mensili.

Secondo l'art. 42 D.L. 151/2001, il lavoratore-genitore anche adottivo di soggetto con handicap in situazione di gravità ai sensi dell'art. 33, co. 3, L. 104/1992, purché non ricoverato in istituto, ha diritto ad un periodo di congedo retribuito, continuativo o frazionato, per un massimo di due anni. Inoltre, l'art. 53 dello stesso Decreto Legislativo sancisce il divieto di lavoro notturno per il lavoratore che abbia a proprio carico il soggetto disabile in stato di handicap grave.
Il Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, con l'art. 46, ha modificato la disciplina sul part-time (D.L. 25/02/2000, n. 61) introducendovi l'articolo 12 bis, che riconosce ai lavoratori del settore privato affetti da patologie oncologiche, per i quali persiste una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in tempo parziale verticale od orizzontale. Egualmente la norma attribuisce al lavoratore il diritto di tornare a lavorare a tempo pieno, qualora lo richieda.

In base all'art. 10 del D.L. 23/11/1988, n. 509: "Norme per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti, nonché dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell'art. 2, comma 1, della L. 26/07/1988, n. 291", qualora dalla malattia derivi una invalidità superiore al 50%, il lavoratore ha diritto di fruire ogni anno di un congedo retribuito fino a trenta giorni (anche non continuativi) per le cure connesse alla sua infermità .

Il D.L. 19/09/1994, n. 626, "Attuazione delle direttive [...] riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro", prevede - fra le altre misure - che il Medico Competente (esperto in medicina del lavoro) effettui accertamenti sanitari preventivi e periodici, nonché, su richiesta del lavoratore, finalizzati a verificare se il lavoratore è idoneo ad esporsi ai rischi specifici connessi allo svolgimento delle sue mansioni. Nel caso di non idoneità alle mansioni specifiche espressa dal Medico
Competente, il datore di lavoro è tenuto ad utilizzare la persona in mansioni non a rischio.

ALTRE AGEVOLAZIONI - Il Comune di residenza, tramite la Polizia Municipale, riconosce alle persone con "capacità di deambulazione sensibilmente ridotta", un contrassegno personale di colore arancione, valido su tutto il territorio nazionale, per il posteggio negli spazi riservati. Per le persone invalide a tempo determinato, in conseguenza di infortunio o per altre cause patologiche (in questa categoria possono rientrare anche i malati oncologici), l'autorizzazione può essere rilasciata a tempo determinato con le stesse modalità . In questo caso, la certificazione medica deve specificare il presumibile periodo di durata dell'invalidità , fino al massimo di un anno, eventualmente prorogabile. 
Non occorre che la problematica sia necessariamente a livello di arti inferiori, ma può essere relativa a una qualsiasi patologia che, a giudizio del medico, causi problemi di deambulazione.

 

FARE UN RICORSO

Si può presentare ricorso per vari motivi.

1. NON MI HANNO CONVOCATO ALLA VISITA DI ACCERTAMENTO NONOSTANTE IO ABBIA INOLTRATO LA DOMANDA ALL'INPS
Nel caso la Commissione medica entro tre mesi dalla presentazione della domanda non fissi la visita di accertamento, l'interessato può presentare una diffida all'Assessorato regionale competente che provvede a fissare la visita entro il termine massimo di 270 giorni dalla data di presentazione della domanda; se questo non accade (silenzio rigetto) si può ricorrere al giudice ordinario.

2. HO FATTO RICHIESTA DI RICONOSCIMENTO DI INVALIDITÀ CIVILE MA NON ME L'HANNO RICONOSCIUTA PER MOTIVI SOCIO-ECONOMICI/AMMINISTRATIVI
In questo caso si parla di ricorso amministrativo e ci si riferisce con questo ad un ricorso che concerne la procedura di concessione del beneficio.
Il ricorso amministrativo è ammesso esclusivamente contro provvedimenti di rigetto o di revoca dei benefici economici che riguardano i requisiti amministrativi come il reddito, la cittadinanza o la residenza.
Esso può essere presentato online all’INPS attraverso il servizio dedicato oppure tramite i servizi telematici offerti dagli enti di patronato.

  1. MI HANNO SPEDITO IL VERBALE DI INVALIDITÀ CIVILE MA IO NON SONO D'ACCORDO CON LA PERCENTUALE CHE MI È STATA RICONOSCIUTA
    In questo caso si parla di ricorso giurisdizionalee ci si riferisce con questo ad un ricorso che concerne la fase dell’accertamento sanitario.
    Dal 2012 non è più possibile presentarsi direttamente davanti al giudice ed iniziare la causa giudiziaria se prima non si è concluso l'Accertamento Tecnico Preventivo (ATP), ovvero un’analisi di verifica delle condizioni sanitarie che legittimano le pretese che il ricorrente intende far valere in giudizio (legge 111/2011).
    L'istanza di accertamento tecnico preventivo va presentata entro sei mesi dalla notifica del verbale, presso il giudice ordinario con l'assistenza di un legale. Il termine per la presentazione del ricorso è perentorio, dopodiché sarà solamente possibile presentare una nuova domanda amministrativa.

Queste le fasi da seguire:

  • Entro sei mesi dalla ricezione del verbale che si vuole contestare, si presenta al Tribunale competente (quello di residenza) istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie.
  • Il Giudice nomina un consulente tecnico d'ufficio (un medico) che provvede a stendere una relazione (perizia); alla sua attività di perizia è presente anche un medico legale dell'INPS.
  • Il consulente invia la bozza al cittadino e all’INPS e attende le osservazioni; quindi deposita la relazione definitiva presso il Giudice.
  • Il giudice chiede formalmente all'INPS e al cittadino se vi sono contestazioni, fissando un termine perentorio, non superiore a 30 giorni, entro cui presentarle. Se non ci sono, il giudice omologa la relazione del consulente con decreto che diventa inappellabile, cioè non è più possibile fare ricorsi.
  • Se l’INPS o il cittadino intendono contestare la relazione del perito devono proporre il ricorso introduttivo del giudizio, specificando, i motivi della contestazione.
  • Si procede (con le relative udienze) nel processo vero e proprio fino all’emissione della sentenza definitiva. La sentenza è inappellabile.

In tutto questo il ricorrente è comunque tenuto ad appoggiarsi ad un legale che lo assista e sia presente nella prima udienza ed è inoltre a suo carico l’anticipazione delle spese per la consulenza tecnica. È possibile anche farsi appoggiare da un patronato sindacale o da associazioni di categoria.

 

LE PERCENTUALI D’INVALIDITÀ

Il requisito minimo per la qualifica di invalido civile è essere affetti da malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica ed intellettiva che riducono la capacità lavorativa della persona in misura non inferiore ad un terzo (superiore al 33%). Il grado di invalidità è determinato da una tabella approvata con decreto del Ministro della Sanità 5 febbraio 1992. 

Non rientrano tra gli invalidi civili:
-gli invalidi di guerra,
- gli invalidi del lavoro
- gli invalidi per servizio
che vengono riconosciuti tali a seguito di cause specifiche derivanti dalla guerra, dalla prestazione lavorativa (per i lavoratori privati) o di un servizio (per i dipendenti pubblici e le categorie assimilate)

È bene comunque sapere che l’INPS ha emesso delle “Linee Guida” per facilitare l’attribuzione dei punteggi ad ogni patologia, Per quanto riguarda il tumore della vescica, in caso di “cistectomia radicale” e di “derivazione” l’Inps ha stabilito il seguente possibilità di scelta per il revisore. Non si è ben capito quali siano i criteri, dal momento che i medici della Commissione non risultano essere Urologi:

L’incompetenza con cui viene trattata la materia si evince anche dalla descrizione della “Condizione Clinica” del Paziente. Supponiamo infatti che con il codice 57.7.2  la definizione di “Neovescica incontinente” si riferisca ad un’ “Uretero-Ileo-Cutaneo-Stomia”.

Ecco i benefici a seconda della percentuale di invalidità (qui ci riferiamo ai soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni):

  • Meno di 33%: NON INVALIDO. Nel verbale si riporta questa dicitura: "assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3".

INVALIDO CON RIDUZIONE PERMANENTE DELLA CAPACITÀ LAVORATIVA IN MISURA SUPERIORE AD 1/3


Dal 34%: Concessione gratuita di ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale. Le concessione di ausili e protesi è subordinata alle patologie indicate nel verbale di invalidità.
al 46%Oltre al punto precedente, iscrizione alle liste di collocamento mirato.
Dal 50%Oltre ai punti precedenti, congedo straordinario per cure, se previsto dal CCNL.

INVALIDO CON RIDUZIONE PERMANENTE DELLA CAPACITÀ LAVORATIVA IN MISURA SUPERIORE AI 2/3

  • Dal 67%Oltre ai punti precedenti,esenzione parziale pagamento ticket per visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale. Resta da pagare la quota fissa per la ricetta. Si suggerisce comunque di contattare il proprio Distretto sociosanitario o la propria Azienda Asl, o il proprio medico di famiglia, per le informazioni più aggiornate e valide localmente.

INVALIDO CON RIDUZIONE PERMANENTE CON INVALIDITÀ PARI O SUPERIORE AL 74%                     

Dal 74%: Oltre ai punti precedenti, erogazione dell'ASSEGNO MENSILE se in possesso dei requisiti richiesti, anche in termini di reddito. Possibilità di richiedere l'APE SOCIALE

INVALIDO CON TOTALE E PERMANENTE INABILITÀ LAVORATIVA


100%Oltre ai punti precedenti, escluso l'assegno mensile, erogazione della PENSIONE DI INABILITÀ nel rispetto dei limiti reddituali ed esenzione anche del ticket farmaci.

INVALIDO CON TOTALE E PERMANENTE INABILITÀ LAVORATIVA E IMPOSSIBILITÀ A DEAMBULARE SENZA L'AIUTO PERMANENTE DI UN ACCOMPAGNATORE OPPURE CON NECESSITÀ DI ASSISTENZA CONTINUA NON ESSENDO IN GRADO DI SVOLGERE GLI ATTI QUOTIDIANI DELLA VITA


100% più indennità di accompagnamento:
Si intende la persona incapace di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.
Oltre ai benefici del punto precedente: INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTOindipendentemente dall'età e dai redditi posseduti, che viene sospeso durante i periodi di ricovero gratuito in istituto.

 

NB: Per quanto riguarda l'esenzione ticket per visite o per farmaci consigliamo di rivolgersi alla propria Asl competente in quanto ogni Regione può avere casi particolari di esenzione.

 

ALLEGATO”B”

DOMANDA D’AGGRAVAMENTO INVALIDITÀ CIVILE


i cittadini già sottoposti ad accertamento per riconoscimento dell'invalidità civile (quindi che hanno già ottenuto la loro percentuale di invalidità) che successivamente accusano un aggravamento delle proprie condizioni devono presentare apposita domanda, corredata del certificato medico che deve contenere le modificazioni del quadro clinico preesistente. 
La domanda va presentata all’Inps, esclusivamente per via telematica.

 

PENSIONE D’INABILITÀ

La pensione di inabilità, istituita dall'articolo 12 della Legge 30 marzo 1971, n. 188, viene concessa alle persone alle quali sia stata riconosciuta una percentuale di invalidità del 100%, in età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Questo sussidio è dedicato alle persone che vertano in stato di bisogno economico, prendendo in considerazione il solo reddito personale. La pensione viene erogata dall'INPS in 13 mensilità.

REQUISITI
Per ottenere questa pensione è necessario soddisfare i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge:
PERCENTUALE INVALIDITÀ CIVILE100%, cioè è riconosciuta la totale e permanente inabilità
- ETÀ: compresa fra i 18 e i 65 anni e 7 mesi
- RISPETTO DEL LIMITE DI REDDITO FISSATO
- cittadinanza italiana; o iscrizione all’anagrafe del comune di residenza per i cittadini stranieri comunitari; o titolarità del permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione per i cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo;
- residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

INCOMPATIBILITÀ CON ALTRI TRATTAMENTI
Nessuna particolare. La pensione di inabilità spetta in intera misura anche se la persona invalida è ricoverata in istituti o case di riposo private, ed anche in strutture pubbliche che provvedono al suo sostentamento.
È compatibile con le prestazioni erogate a titolo di invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio, e con gli altri trattamenti pensionistici diretti, oltre che con un'eventuale attività lavorativa.

DURATA E DECORRENZA
La pensione di inabilità viene erogata dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda fino ai 65 anni e sette mesi. Oltre, la pensione di inabilità diventa assegno sociale. È corrisposta per 13 mensilità con un importo mensile fissato anno per anno.


AMMONTARE DELLA PENSIONE DI INABILITÀ E LIMITI DI REDDITO PER IL 2018

 

ALLEGATO”A”

COSA C'È SCRITTO NEL VERBALE D’INVALIDITÀ CIVILE

Come vi abbiamo già anticipato, al termine della visita medica di accertamento, la Commissione ASL redige un verbale elettronico che viene inviato all'INPS.
Possono verificarsi due situazioni:

  1. Al termine della visita il verbale viene approvato all’unanimità.
    In questo caso viene validato dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’INPS e viene considerato definitivo. Se il verbale dà diritto a prestazioni economiche, viene attivata la procedura amministrativa per il pagamento delle stesse, richiedendo alla persona riconosciuta invalida di inserire i dati necessari online (ad esempio reddito personale, eventuale ricovero a carico dello Stato, frequenza a scuole o centri di riabilitazione, coordinate bancarie) per l'accertamento dei requisiti socio-economici.
  2. Non c’è unanimità.
    L’INPS sospende l’invio del verbale e acquisisce gli atti che vengono esaminati dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’INPS. Quest’ultimo può validare il verbale entro 10 giorni oppure procedere ad una nuova visita da fissare entro 20 giorni. La visita in questo caso verrà effettuata anche con la presenza di un medico rappresentante delle associazioni di categoria e, nel caso di valutazione dell’handicap, da un operatore sociale. La Commissione può anche avvalersi della consulenza di un medico specialista della patologia oggetto di valutazione.

Il verbale definitivo viene inviato alla persona entro 120 giorni (4 mesi) dalla data della visita, da parte dell'INPS tramite raccomandata A/R ed eventualmente anche tramite posta PEC.
Viene inviato in duplice copia: in una sono contenuti tutti i dati del richiedente e le valutazioni specifiche, nell'altra (da usare solo per fini amministrativi) è riportato solamente il giudizio finale.
I fascicoli elettronici dei verbali conclusi vengono archiviati nel Casellario Centrale di Invalidità gestito dall’INPS.

MA COME LEGGERE IL VERBALE D’INVALIDITÀ CIVILE?
È diviso in 4 parti che contengono:

  1. dati anagrafici ed amministrativi del richiedente, i motivi di presentazione della domanda e la tipologia di accertamento (primo accertamento, revisione d'ufficio, aggravamento, riduzione ecc.), la data della seduta e il tipo di visita (se ambulatoriale o domiciliare).
  2. Il giudizio diagnostico della Commissione, con l'anamnesi (ossia le condizioni mediche desunte dai certificati medici portati) con indicati i codici nosologici internazionali (ICD-9) per patologia, gli eventuali accertamenti disposti e la documentazione acquisita.
    Vengono contrassegnate le principali disabilità accertate (psichiche, sensoriali, fisiche, neurologiche, respiratorie, cardiocircolatorie) e le relative cause o concause (malformazioni congenite, malattie infettive, traumi del traffico, traumi domestici, altre cause violente, intervento chirurgico mutilante).
  3. Il giudizio espresso dalla Commissione in seguito alla visita e alla valutazione della documentazione prodotta. È particolarmente importante perché consente di individuare con chiarezza lo status accertato e i diritti che questo status fa valere. Il grado di invalidità civile riconosciuto viene espresso in percentuali.
    A quali benefici corrispondono le varie percentuali
    Come interpretare le diciture di invalidità civile per i minorenni
    Come interpretare le diciture di invalidità civile per gli ultra sessantacinquenni
    - Come interpretare le diciture di invalidità civile per ciechi e sordi

  4. Il tutto si conclude con le firme del presidente, del segretario, del medico ULSS, del medico del lavoro e del medico di categoria.

ATTENZIONE ALLE VISITE DI REVISIONE!!

NB: Nello stesso verbale viene indicata poi la data entro cui presentarsi per effettuare una visita di revisione se la Commissione ritiene che le minorazioni riconosciute all'invalido siano suscettibili di modificazioni nel corso del tempo.
Con la Legge n. 114/2014 si è certo più tutelati perché i benefici e le agevolazioni non vengono sospesi allo scadere della data della visita di revisione ma si attende che tutto l'iter di revisione sia completato. Inoltre spetta all'INPS ricordare all'interessato la convocazione alla visita e l'invalido non deve attivarsi di sua iniziativa; consigliamo comunque di rimanere sempre attenti e all'erta se si è consapevoli di avere patologie soggette a revisione.
Se invece la Commissione accerta la presenza di patologie e menomazioni "stabilizzate", definite dal decreto ministeriale 2 agosto 2007, allora specificherà nel verbale la non rivedibilità delle stesse.
NB: si vedano anche le novità in materia apportate dal DL 90/2014

COSE CHE CAPITANO

 

ASSEGNO SOCIALE PER GLI INVALIDI CIVILI DA DOPO I 65 ANNI

Al compimento del 65° anno di età cessa l'erogazione della pensione di inabilità, dell'assegno mensile, o della pensione per sordi: in sostituzione è concesso l'assegno sociale.

L'assegno sociale è destinato agli invalidi civili titolari di assegno mensile, ai titolari di pensione di invalidità totale e ai sordi titolari di pensione non reversibile: questi soggetti acquisiscono automaticamente il diritto all'assegno sociale erogato dall'INPS.
Non si tramutano invece in assegno sociale la pensione per ciechi assoluti e la pensione per ciechi parziali che vengono erogate anche dopo i 65 anni e 7 mesi di età.

REQUISITI
- avere più di 65 anni e 7 mesi di età;
- rispettare i requisiti di reddito previsti;
- avere cittadinanza italiana; o iscrizione all’anagrafe del comune di residenza per i cittadini stranieri comunitari; o titolarità del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo per i cittadini stranieri extracomunitari;
- avere residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale.

Bisogna distinguere due casi:
1) SE SI ERA GIÀ RICONOSCIUTI INVALIDI PRIMA DEI 65 ANNI:
Come detto l'assegno sociale spetta automaticamente a chi è già stato riconosciuto invalido civile. Per la determinazione dei limiti di reddito ci si riferisce a quelli previsti per la liquidazione dei rispettivi trattamenti di invalidità di cui si godeva e si considerano soltanto i redditi personali (e non quelli del coniuge). Ciò significa che i requisiti reddituali sono gli stessi che determinano la concessione delle prestazioni per invalidità civile.

2) SE SI VIENE RICONOSCIUTI INVALIDI DOPO I 65 ANNI:
Si applica la stessa normativa riguardante la generalità dei cittadini ultra 65 enni, con gli stessi limiti reddituali previsti per l'assegno sociale o la pensione sociale, però in questa caso verranno calcolati i redditi personali sommati a quelli del coniuge.

Per maggiori informazioni sui redditi conteggiati e quelli esclusi consigliamo la pagina dedicata del sito dell'inps o quella messa a disposizione da handylex.

QUOTA E DURATA
L'importo dell'assegno è pari a 448,07 euro per tredici mensilità. Per l'anno 2017 il limite di reddito è pari a 5.824,91 euro annui e 11.649,82 euro, se il soggetto è coniugato. L'assegno non è soggetto alle trattenute IRPEF.

DOMANDA
La domanda si presenta all'INPS tramite il servizio apposito disponibile online oppure rivolgendosi presso enti di patronato e uffici affini.

QUANDO SI COMINCIANO AD AVERE I BENEFICI ECONOMICI?
Dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario all'Azienda Usl. La Commissione può indicare, in via eccezionale e in base alla documentazione clinica visionata, una data successiva diversa.

 

ALLEGATO”C”

METODO DI CALCOLO PER PIÙ PATOLOGIE

Queste tabelle consentono di determinare il grado di invalidità civile per scoprire se si ha diritto alla pensione.
In caso di due o più patologie per determinare la percentuale di invalidità complessiva non basta eseguire una semplice sommatoria dei punteggi di invalidità, ma è necessario applicare un calcolo "riduzionistico" (vedi anche: come si calcola l'invalidità permanente in caso di più patologie). Ad esempio se una patologia corrisponde a 50 punti di invalidità e un'altra a 40 punti, l'invalidità totale non sarà 90 punti ma 70 punti.
Il calcolo si farà in questo modo: (prima invalidità + seconda invalidità)-(prima invalidità x seconda invalidità).
Nell'esempio indicato: (0,50+0,40)-(0,50*0,40)=70 (Esegui online il calcolo riduzionistico).

Lo sai che:
- Con una percentuale di invalidità del 33,33% si ha diritto ad alcune agevolazioni per l'acquisito di protesi ed altri strumenti medici.
- Con il 46% di invalidità si ha diritto alla iscrizione al collocamento obbligatorio nelle categorie protette (ma il diritto è riservato a chi ha un'età compresa tra 18 e 55 anni);
- Con una percentuale del 51% si ha diritto ai congedi per cure;
- con una invalidità del 67% si può avere l'esenzione dal ticket sanitario;
- con una invalidità deò 74% si ha diritto all'assegno mensile (occorre avere un'età comtresa tra 18 e 65 anni);
- Con il 100% di invalidità si ha diritto alla Pensione di inabilità
- Le persone mutilate o invalide totali per i quali è accertata l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure che risultino incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita hanno diritto alla iindennità di accompagnamento (vedi nel sito dell'INPS: l'indennità di accompagnamento).
- I minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età e coloro che si trovano nelle condizioni indicate in questa pagina dell'INPS (inps.it/...dir=10035) hanno diritto alla indennità mensile di frequenza.

 

REVOCA INVALIDITÀ O DIMINUZIONE PERCENTUALE ALLA REVISIONE, CHE FARE?

 

Alla visita di revisione mi hanno abbassato la percentuale d’invalidità dal 74% al 67% e adesso non prendo più la pensione: posso ricorrere?

Contro il verbale della commissione medica che revoca l’invalidità o ne abbassa la percentuale è sempre possibile fare ricorso, anche se si tratta di una visita di revisione. Bisogna, però, seguire la stessa procedura prevista per ricorrere contro i verbali degli accertamenti sanitari “ordinari”: in pratica, prima di iniziare la vera e propria causa davanti al tribunale, ci si deve sottoporre a un accertamento tecnico preventivo, per la verifica delle condizioni sanitarie.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su come tutelarsi dal verbale di revisione che toglie o diminuisce l’invalidità.

Visita di revisione: quando?

Innanzitutto, va detto che la visita di revisione è disposta solo se nel verbale della commissione medica è espressamente prevista la rivedibilità: questa può essere disposta quando l’invalidità è suscettibile di miglioramenti nel tempo e non si tratti di patologie stabilizzate, o soggette ad aggravamento. Vi sono, poi, delle patologie per le quali l’invalido è espressamente esonerato dalla revisione.

L’Inps deve chiamare l’invalido alla revisione entro la data di rivedibilità indicata nel verbale, non è l’interessato a doversi attivare per richiedere gli accertamenti sanitari : se la visita di revisione è disposta più tardi rispetto alla data di validità del verbale, l’interessato non perde eventuali provvidenze economiche, che continuano a essergli riconosciute sino all’esito della nuova visita. Se la commissione medica decide, però, di revocare l’invalidità o di abbassarla a una percentuale insufficiente al riconoscimento di prestazioni economiche che già spettavano, sono richiesti indietro i ratei già corrisposti dalla data di scadenza del verbale fino alla data della visita effettiva.

L’Inps può disporre anche delle visite di revisione straordinarie; inoltre, l’istituto è obbligato a disporre una revisione d’ufficio, che può avvenire anche dopo il compimento dell’età pensionabile, se nell’anno precedente, l’interessato, titolare di un assegno d’invalidità, ha percepito redditi da lavoro dipendente, autonomo o professionale o d’impresa per un importo lordo superiore a tre volte l’ammontare del trattamento minimo.

Attenzione, poi, a non fare confusione tra le visite di revisione relative all’invalidità e quelle relative allo stato di handicap: si tratta di due accertamenti differenti, in quanto l’invalidità è intesa come diminuzione della capacità lavorativa, mentre l’handicap è la condizione di svantaggio che limita lo svolgimento del ruolo sociale della persona. Per fare un esempio, se Tizio percepisce l’assegno ordinario d’invalidità e, durante la visita di revisione, non gli è confermato l’handicap, questo non influisce sulla percentuale d’invalidità posseduta e sulle relative prestazioni (per le quali va fatta un’apposita valutazione), mentre influisce sui benefici connessi allo stato di handicap riconosciuti dalla Legge 104.

Revisione: come tutelarsi durante la visita medica

La visita medica di revisione è effettuata dalla commissione medica Inps, che acquisisce il fascicolo elettronico dell’interessato e il precedente verbale. È possibile farsi assistere, durante la visita, dal proprio medico di fiducia.

Revisione: ricorso contro il verbale

Se l’invalidità riconosciuta precedentemente viene revocata, o diminuita, dal verbale di revisione, è possibile proporre ricorso al tribunale competente.

Dal 1° gennaio 2012, però, il ricorso non può più essere presentato direttamente, ma deve essere preceduto da un’istanza di accertamento tecnico-preventivo, che va presentata alla sezione lavoro e previdenza del tribunale territorialmente competente, entro 180 giorni dal ricevimento del verbale dell’Inps.

Durante l’accertamento tecnico-preventivo viene verificata la condizione sanitaria dell’interessato: a tal fine il giudice deve nominare un medico legale, che può essere affiancato dai medici legali nominati dall’Inps e dai medici di parte che l’invalido la facoltà di nominare. Il medico legale, esaminata la documentazione ed eventualmente effettuata un’ulteriore visita, deve presentare al tribunale una relazione: se il suo parere è favorevole al riconoscimento dell’invalidità e non vi sono contestazioni, l’Inps deve adeguarsi e liquidare le eventuali prestazioni dovute entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento emanato dal giudice.

Se la relazione del medico legale è negativa, o se è positiva e l’Inps presenta delle contestazioni, è necessario presentare il ricorso al tribunale entro 30 giorni dal deposito delle contestazioni.

https://www.laleggepertutti.it/138729_revoca-invalidita-o-diminuzione-percentuale-alla-revisione-che-fare#Revisione_come_tutelarsi_durante_la_visita_medica

 

DISABILITÀ ONCOLOGICA: TUTELE, DIRITTI E AGEVOLAZIONI

PER AMMALATI ONCOLOGICI

 

Nel nostro Paese ogni anno 270 mila cittadini vengono colpiti dal cancro. Quasi il 50% riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti, mentre nell'altro 50% una buona quota in ogni caso sopravvive più o meno a lungo. 
Il malato affetto da patologia oncologica, oltre al trattamento terapeutico ha particolari esigenze di tipo giuridico ed economico, per vivere più dignitosamente. Pertanto l'ordinamento giuridico ha previsto, con norme speciali, le tutele e provvidenze necessarie.

Perché le leggi non rimangano inattuate, è necessario che anche i malati, oltre agli operatori, sappiano quali sono i diritti che lo Stato riconosce e garantisce loro, sia come particolare categoria di malati sia, genericamente, come persone riconosciute invalide.

INVALIDITÀ CIVILE E INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO - Lo Stato assiste i malati oncologici per mezzo del riconoscimento dell'invalidità civile, a prescindere da qualunque requisito assicurativo o contributivo essi abbiano.

Secondo le tabelle ministeriali di valutazione (D. M. Sanità 5/2/1992), tre sono le percentuali di invalidità civile per patologia oncologica:
- per neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale l'11%
- per neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale il 70%
- per neoplasie a prognosi infausta o probabilmente sfavorevole nonostante asportazione chirurgica il 100%

Per essere collocati in una di queste tre categorie e ottenere le conseguenti agevolazioni sarà necessario, una volta appresa la diagnosi, fare domanda di riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap presentandola all'Ufficio Invalidi Civili della ASL di residenza. Se oltre a richiedere il riconoscimento dell'invalidità civile (L. 118/1971), si vuole usufruire anche dei benefici previsti dalla legge sull'handicap (L. 104/1992), è consigliabile indicarlo nella stessa domanda. In mancanza di tale esplicita indicazione, si viene sottoposti a due visite medico-legali.


INVALIDITÀ CIVILE E LEGGE 104 SONO LA STESSA COSA? NO! 

  1. L'invaliditàè un tipo di riconoscimento, riguarda appunto le persone con menomazioni fisiche, intellettive e psichiche con una permanente incapacità lavorativa non inferiore ad un terzo e si rifa alla legge n. 118 del 30 marzo 1971.

  2. Il riconoscimento dello stato di handicap, invece, è un'altra cosa: la definizione ci viene dalla legge 104/1992che descrive la persona handicappata come "colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione"(art. 3 comma 1).

    I due riconoscimenti (di invalidità e di handicap) seguono procedure simili ma distinte, con due visite mediche di accertamento diverse. In ogni caso consentono entrambi di godere di particolari benefici a seconda della percentuale di invalidità o della definizione di handicap riportata sul verbale.
    Le domande per ottenere benefici in materia di invalidità, cecità e sordità civile, handicap e disabilità devono essere presentate all'INPS unicamente TRAMITE INTERNET.

Con la Legge 80/2006 (art. 6) lo Stato ha disposto un iter di accertamento accelerato a carico della Commissione medica della ASL in caso di malattia oncologica. La visita di accertamento dovrà infatti essere effettuata entro 15 giorni dalla data della domanda e gli esiti dell'accertamento dovranno essere immediatamente produttivi dei benefici che da essi conseguono. 

 

QUAL È L’ITER DA SEGUIRE

1. recarsi da un medico abilitato alla compilazione online del certificato medico introduttivo, perché sia attestata la patologia invalidante;
2. presentare all'INPS via Internet, direttamente oppure tramite Patronato o Associazioni di categoria (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), la domanda di riconoscimento dei benefici;
3. effettuare la visita medica di accertamento presso la Commissione ASL integrata da un medico INPS, nella data che gli verrà comunicata.

La richiesta del riconoscimento dell'invalidità può essere avviata dal singolo che si ritiene invalido oppure dal suo genitore/tutore (in caso di persone interdette) o dal suo curatore (per quanto riguarda le persone inabilitate).

 

  1. LA CERTIFICAZIONE MEDICA
    Il medico certificatore per essere abilitatodeve aver fatto richiesta all’INPS e aver ottenuto un codice PINche permette la trasmissione della certificazione medica online. Ci si può benissimo rivolgere al proprio medico curante.
    Basandosi sui modelli di certificazione predisposti dall’INPS, il medico attesta la natura delle infermità invalidanti, riporta i dati anagrafici, il codice fiscale, la tessera sanitaria, le patologie invalidanti da cui il soggetto è affetto con l’indicazione obbligatoria dei codici nosologici internazionali (ICD-9). Deve, se presenti, indicare le patologie stabilizzate o ingravescenti che danno titolo alla non rivedibilità. Infine deve indicare l’eventuale sussistenza di una patologia oncologica in atto.
    Il medico compila il certificato online e lo inoltra all’INPS attraverso il servizio dedicato. Il sistema genererà un codice identificativo per la pratica in corso.
    A questo punto il medico deve consegnare all'interessato:
    - l’attestato di trasmissione che riporta il numero di certificato e che deve essere conservato dal richiedente per l’abbinamento della certificazione medica alla successiva domanda di riconoscimento dell'invalidità,
    - la copia originale firmata del certificato, che il richiedente dovrà poi esibire al momento della visita di accertamento,
    - l'eventuale certificato di non trasportabilità in caso di richiesta di visita domiciliare.

    NB: Il certificato ha una validità massima di 90 giorni dal rilascio (ai fini dell’abbinamento alla domanda). Se non si presenta in tempo la domanda, il certificato medico scade e bisogna richiederlo nuovamente al medico.


  2. PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA ALL’INPS
    Dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo, dunque, il richiedente ha 90 giorni di tempo per inviare via Internet all'INPS, la domanda di riconoscimento di invalidità civile.
    La domanda può essere presentata autonomamente dalla persona se dispone del codice PIN rilasciato dall'INPS (un codice numerico personalizzato che consente di accedere al servizio), oppure attraverso gli enti abilitati quali associazioni di categoria (ANMIC, ENS, UIC, ANFFAS), patronati sindacali, CAAF ecc.

Come si richiede il PIN?
Telefonando al Contact Center INPS (803164) o attraverso il sito www.inps.it accedendo alla sezione Servizi online. Inserendo in Internet i dati richiesti saranno visualizzati i primi otto caratteri del PIN, mentre la seconda parte del codice sarà recapitata presso la propria abitazione tramite la posta ordinaria.

Perché la domanda per via telematica vada a buon fine è necessario compilarla in OGNI sua parte, ed è sempre necessario, durante la procedura, inserire il numero del certificato rilasciato dal medico, già registrato online. In questo modo la domanda che stiamo compilando verrà automaticamente abbinata al nostro certificato medico.
Nella domanda il richiedente deve indicare i dati personali e anagrafici, il tipo di riconoscimento richiesto (handicap, invalidità, disabilità), le informazioni relative alla residenza e all’eventuale stato di ricovero, il suo indirizzo e-mail per ricevere informazioni riguardanti la sua pratica. Ad ogni modo, grazie al codice PIN, le fasi di avanzamento della procedura di riconoscimento dell'invalidità civile possono essere consultate anche online sul sito dell’INPS.
Al termine della trasmissione della domanda, la procedura fornirà una ricevuta che può essere stampata, contenente il protocollo e la data di presentazione della domanda.

Ricevuta la domanda completa l’INPS provvede a trasmetterla online alla ASL di competenza.
Una volta presentata la domanda il cittadino riceve la data della visita medica di accertamento che in genere si tiene entro i 30 giorni successivi, in base al calendario di appuntamento della ASL di residenza o del domicilio alternativo.
All’invalido affetto da patologia oncologica la visita è fissata entro 15 giorni dalla domanda.

In caso di non trasportabilità il medico deve compilare e inviare online il certificato medico di richiesta di visita domiciliare, almeno cinque giorni prima della data già fissata per la visita ambulatoriale. Il Presidente della Commissione medica si pronuncia entro cinque giorni dalla ricezione della richiesta, comunicando al cittadino la data e l’ora della visita domiciliare o indicando una nuova data di invito a visita ambulatoriale.

In caso di impedimento, l’interessato può scegliere tra una delle date indicate dal sistema accedendo alla sua area riservata nel sito dell'INPS.
La data di convocazione a visita viene comunicata a mezzo raccomandata e posta elettronica (se indicata) ed è visibile sul sito internet dell’INPS. In questa lettera sono riportati i riferimenti della prenotazione (data, orario, luogo di visita) e la documentazione da portare all’atto della visita (documento di identità, certificato firmato dal medico certificatore, altra documentazione sanitaria, ecc.).
Nel caso in cui l’INPS non disponga dei dati anagrafici del cittadino sarà necessario che il richiedente si rechi direttamente presso gli uffici INPS portando con sé un documento d’identità valido e il codice fiscale/tessera sanitaria.

  1. LA VISITA MEDICA PRESSO LA COMMISSIONE ASL
    Bisogna presentarsi alla visita, nella data fissata, con un valido documento di identità, il proprio codice fiscale, la tessera sanitaria, il certificato medico in originale firmato e tutta la documentazione sanitaria in possesso del richiedente.

Sarà possibile per il richiedente farsi assistere dal proprio medico di fiducia.

N.B: In caso di assenza ingiustificata si provvederà a una nuova convocazione. Nel caso di due assenze consecutive, esse saranno considerate come una RINUNCIA alla domanda, con perdita di efficacia della stessa.

La Commissione ASL è una Commissione Medica Integrata: è composta da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1° gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente effettivo.
Alla Commissione partecipa anche un sanitario in rappresentanza dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili (ANMIC).
Essa assegna dei punteggi per ogni sintomo accusato dal richiedente, punteggi che sono già fissati per legge nelle tabelle dell’invalidità civile (Decreto Ministero della Sanità del 5 Febbraio ’92) e che vanno a costituire, attraverso uno specifico calcolo, la percentuale finale di invalidità riconosciuta alla persona. 
Al termine della visita viene redatto il verbale (Vedi Allegato “A”) elettronico, riportando l’esito, i codici nosologici internazionali (ICD-9) e l’eventuale indicazione di patologie (Decreto 2 agosto 2007) che comportano l’esclusione di successive visite di revisione o l'eventuale necessità di sottoporsi a visita di revisione successivamente.
Nel caso in cui le condizioni di salute dovessero successivamente compromettersi nel tempo, l'invalido può richiedere un aggravamento dell'invalidità (Vedi Allegato “B”).

Se a causa della malattia si hanno problemi di deambulazione o non si è più autonomi nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione), si può richiedere il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento (Legge 18/1980 e Legge 508/1988; Decreto Legge 509/1988).

Nei casi di chemioterapia in atto il malato sarà automatico il riconoscimento al diritto all'indennità di accompagnamento, se pur per brevi periodi (settimane, mesi o anni) necessari all'effettuazione delle stesse terapie, in rapporto agli effetti fortemente debilitanti del trattamento chemioterapico. Questi ultimi saranno valutati sulla base della relazione medica dell'ospedale o servizio oncologico ove si è in trattamento.

Una volta completato l'iter di accertamento di invalidità temporanea il malato oncologico potrà godere di tutti i diritti previsti per il disabili e familiari che lo assistono previsti dalla Legge 104.

AGEVOLAZIONI FISCALI ED ESENZIONI - Il malato di cancro ha diritto all'esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore da cui è affetto, nonché per le eventuali complicanze, la riabilitazione e la prevenzione di ulteriori aggravamenti (D. M. Sanità 329/1999). Il codice identificativo delle patologie tumorali è lo 048; il medico di base è tenuto ad indicarlo sulle  impegnative.
Se l'invalidità civile riconosciuta è del 100% si ha diritto all'esenzione totale, cioè per tutte le prestazioni sanitarie, anche quelle non collegate alla patologia tumorale.

Per chi ha difficoltà all'uso delle cinture di sicurezza in automobile (per es. i cardiopatici, chi ha subìto interventi chirurgici al cuore, al torace, alla mammella, ecc., e/o per chi ha cicatrici in punti toccati dalle cinture), è possibile ottenere l'esonero dall'obbligo dell'uso delle cinture di sicurezza, portando al Distretto Sanitario di appartenenza una carta che certifichi l'avvenuto intervento chirurgico e/o che attesti eventuali ulteriori problematiche.

L'assistenza sanitaria all'estero è consentita, in via di eccezione e dietro adeguata richiesta, solo presso centri di altissima specializzazione per prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione che non sono ottenibili in Italia in modo adeguato o tempestivo.

AUSILI - È possibile ottenere gratuitamente ausili protesici e/o ortopedici, se il medico specialista prescrive un ausilio che rientra nel Nomenclatore tariffario.
In caso contrario, tali ausili vanno acquistati e sono sottoposti, a seconda dei casi, all'Iva al 20% o al 4%. Se l'invalidità è pari al 100%, è prevista l'agevolazione Iva al 4%.

Alle donne operate al seno, il Servizio Sanitario Nazionale, secondo la legge finanziaria per l'anno 1998, fornisce gratuitamente, a semplice richiesta corredata da idonea documentazione, la protesi mammaria esterna. In seguito alla modifica apportata dal D.L. 321 G.U. n. 183/2001, non è più necessaria la preventiva richiesta di invalidità civile.

TUTELA LAVORATIVA - L'art. 2110 del Codice Civile dice che "In caso d'infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge o le norme corporative non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o una indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità ".
La lettura di tale articolo aiuta a comprendere come sia diritto del lavoratore assente per malattia percepire la retribuzione o una prestazione economica sostitutiva (l'indennità di malattia) , continuando a maturare anzianità di servizio, e non essere licenziato durante il periodo di malattia.

La legge stabilisce però un limite del periodo di conservazione del posto, il cosiddetto "periodo di comporto",  alla scadenza del quale il datore di lavoro, se vorrà , potrà recedere dal contratto, a norma dell'articolo 2118, licenziando il lavoratore nel rispetto della normativa sul licenziamento individuale (licenziamento per giusta causa). La durata del periodo di comporto e degli altri eventuali periodi di
assenza aggiuntiva, nonché dei periodi in cui spetta la retribuzione intera e successivamente ridotta, e l'entità della riduzione, variano a seconda dei diversi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, e pertanto è
importante che il lavoratore verifichi sempre cosa prevede il proprio contratto.

Nell'ipotesi in cui il lavoratore, a causa delle patologie sofferte, debba sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie ambulatoriali di natura specialistica che determinano incapacità al lavoro, ai vari periodi della terapia si applicano i criteri della "ricaduta della malattia" se sul certificato viene barrata l'apposita casella e il trattamento viene eseguito entro 30 giorni dalla precedente assenza.

Per la Legge 104/1992, il lavoratore con handicap in situazione di gravità ha diritto a 2 ore di permesso giornaliero retribuito o 3 giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche in maniera continuativa; il familiare che assiste ha diritto, invece, a 3 giorni mensili.

Secondo l'art. 42 D.L. 151/2001, il lavoratore-genitore anche adottivo di soggetto con handicap in situazione di gravità ai sensi dell'art. 33, co. 3, L. 104/1992, purché non ricoverato in istituto, ha diritto ad un periodo di congedo retribuito, continuativo o frazionato, per un massimo di due anni. Inoltre, l'art. 53 dello stesso Decreto Legislativo sancisce il divieto di lavoro notturno per il lavoratore che abbia a proprio carico il soggetto disabile in stato di handicap grave.
Il Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, con l'art. 46, ha modificato la disciplina sul part-time (D.L. 25/02/2000, n. 61) introducendovi l'articolo 12 bis, che riconosce ai lavoratori del settore privato affetti da patologie oncologiche, per i quali persiste una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in tempo parziale verticale od orizzontale. Egualmente la norma attribuisce al lavoratore il diritto di tornare a lavorare a tempo pieno, qualora lo richieda.

In base all'art. 10 del D.L. 23/11/1988, n. 509: "Norme per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti, nonché dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell'art. 2, comma 1, della L. 26/07/1988, n. 291", qualora dalla malattia derivi una invalidità superiore al 50%, il lavoratore ha diritto di fruire ogni anno di un congedo retribuito fino a trenta giorni (anche non continuativi) per le cure connesse alla sua infermità .

Il D.L. 19/09/1994, n. 626, "Attuazione delle direttive [...] riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro", prevede - fra le altre misure - che il Medico Competente (esperto in medicina del lavoro) effettui accertamenti sanitari preventivi e periodici, nonché, su richiesta del lavoratore, finalizzati a verificare se il lavoratore è idoneo ad esporsi ai rischi specifici connessi allo svolgimento delle sue mansioni. Nel caso di non idoneità alle mansioni specifiche espressa dal Medico
Competente, il datore di lavoro è tenuto ad utilizzare la persona in mansioni non a rischio.

ALTRE AGEVOLAZIONI - Il Comune di residenza, tramite la Polizia Municipale, riconosce alle persone con "capacità di deambulazione sensibilmente ridotta", un contrassegno personale di colore arancione, valido su tutto il territorio nazionale, per il posteggio negli spazi riservati. Per le persone invalide a tempo determinato, in conseguenza di infortunio o per altre cause patologiche (in questa categoria possono rientrare anche i malati oncologici), l'autorizzazione può essere rilasciata a tempo determinato con le stesse modalità . In questo caso, la certificazione medica deve specificare il presumibile periodo di durata dell'invalidità , fino al massimo di un anno, eventualmente prorogabile. 
Non occorre che la problematica sia necessariamente a livello di arti inferiori, ma può essere relativa a una qualsiasi patologia che, a giudizio del medico, causi problemi di deambulazione.

 

ALLEGATO”C”

METODO DI CALCOLO PER PIÙ PATOLOGIE

Queste tabelle consentono di determinare il grado di invalidità civile per scoprire se si ha diritto alla pensione.
In caso di due o più patologie per determinare la percentuale di invalidità complessiva non basta eseguire una semplice sommatoria dei punteggi di invalidità, ma è necessario applicare un calcolo "riduzionistico" (vedi anche: come si calcola l'invalidità permanente in caso di più patologie). Ad esempio se una patologia corrisponde a 50 punti di invalidità e un'altra a 40 punti, l'invalidità totale non sarà 90 punti ma 70 punti.
Il calcolo si farà in questo modo: (prima invalidità + seconda invalidità)-(prima invalidità x seconda invalidità).
Nell'esempio indicato: (0,50+0,40)-(0,50*0,40)=70 (Esegui online il calcolo riduzionistico).

Lo sai che:
- Con una percentuale di invalidità del 33,33% si ha diritto ad alcune agevolazioni per l'acquisito di protesi ed altri strumenti medici.
- Con il 46% di invalidità si ha diritto alla iscrizione al collocamento obbligatorio nelle categorie protette (ma il diritto è riservato a chi ha un'età compresa tra 18 e 55 anni);
- Con una percentuale del 51% si ha diritto ai congedi per cure;
- con una invalidità del 67% si può avere l'esenzione dal ticket sanitario;
- con una invalidità deò 74% si ha diritto all'assegno mensile (occorre avere un'età comtresa tra 18 e 65 anni);
- Con il 100% di invalidità si ha diritto alla Pensione di inabilità
- Le persone mutilate o invalide totali per i quali è accertata l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure che risultino incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita hanno diritto alla iindennità di accompagnamento (vedi nel sito dell'INPS: l'indennità di accompagnamento).
- I minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età e coloro che si trovano nelle condizioni indicate in questa pagina dell'INPS (inps.it/...dir=10035) hanno diritto alla indennità mensile di frequenza

 

APPENDICE

 

COMPUTO DEI LIMITI DI REDDITO PER LA LIQUIDAZIONE DI PRESTAZIONI DI INVALIDITÀ CIVILE

Relativamente alle pensioni di invalidità civile, è necessario non superare determinati limiti di reddito percepito. La normativa vigente (art. 35, comma 8, del decreto legge 30 dicembre 2008 n. 207, convertito in legge 27 febbraio 2009, n. 14, come modificata dal decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122) prevede che: “ai fini della liquidazione o della ricostituzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, il reddito di riferimento è quello conseguito dal beneficiario e dal proprio coniuge nell’anno solare precedente. Per le prestazioni collegate al reddito rilevano i redditi conseguiti nello stesso anno per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati di cui al Decreto del Presente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388 e successive modificazioni e integrazioni”.

Sulla questione è recentemente intervenuto l’INPS che ha introdotto una novità, a seguito del parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, conseguente anche a una sentenza della Corte di Cassazione (la  n. 12796 del 2005), relativamente agli arretrati soggetti a tassazione separata che devono essere conteggiati nel reddito conseguito. Ma andiamo con ordine.

COME FUNZIONAVA PRIMA -  Finora per la determinazione del limite reddituale dovevano essere conteggiati tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata conseguiti a prescindere dall’anno di competenza. Quindi  gli arretrati venivano calcolati nella loro totalità, con quello che si chiama criterio  di cassa. Con questa modalità non era raro il verificarsi di un superamento dei limiti di reddito: superamento che può aver fatto perdere il diritto alla prestazione ad alcune persone.


LA PRONUNCIA DELLA CASSAZIONE - Da questa situazione è nato un contenzioso giudiziario, fino a una pronuncia della Corte di Cassazione a sezioni unite (sentenza n. 12796/2005) che statuisce che, per la determinazione del limite reddituale, “devono essere considerati anche gli arretrati - purché non esclusi del tutto da specifiche norme di legge (ad esempio, l'art. 3, comma 6, della L. 8 agosto 1995, n. 335, relativa all'assegno sociale) - non nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza”.


COME FUNZIONA DA ORA - Sulla base quindi di questa pronuncia, e acquisito il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l’INPS ha disposto nel suo recente messaggio di luglio (n. 3098), la seguente novità: nel computo dei redditi in tema di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile gli arretrati vanno calcolati non nel loro importo complessivo, ma sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza. Si passa quindi dal criterio di cassa al criterio di competenza.


COME RICORRERE – Come dicevamo, precedentemente a questo orientamento, che viene applicato dalla pubblicazione del messaggio (25 luglio 2017), alcune persone possono essere state tagliate fuori dal beneficio per aver superato limiti reddituali. Nel caso in cui le istanze di prestazione di invalidità civile precedentemente presentate fossero state respinte per applicazione del criterio di cassa e invece, applicando il nuovo orientamento, risultassero aventi diritto, in caso di ricorso o domanda di riesame saranno adottati i seguenti provvedimenti:

  1. a)   domanda respinta per la quale è pendenteistanza di autotutela(domanda di riesame): la Sede dovrà accogliere l’istanza;
  2. b)   domanda respinta per la quale è pendente ricorso amministrativoal Comitato provinciale prima della seduta: la Sede dovrà riconoscere la prestazione in autotutela;
  3. c)   domanda respinta per la quale, a seguito di ricorso al Comitato provinciale e di accoglimento dello stesso, il Direttore di Sede abbia sospesola delibera di esecuzione: dopo la trasmissione della sospensiva alla Direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, la medesima Direzione trasmetterà alla Sede competente formale invito di accogliere l’istanza in autotutela.

 

RIFERIMENTI LEGISLATIVI

Articolo 4
5 febbraio 1992, n. 104 - Accertamento dell'handicap 

  1. Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all'articolo 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.

L’art. 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) definisce testualmente “E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica e sensoriale stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale e di emarginazione”.

L'articolo n.5 del decreto-legge 9 febbraio 2012, il cosiddetto decreto "Semplifica Italia", convertito nella legge 4 aprile 2012, n. 35, prevede che i verbali rilasciati dalle commissioni mediche di invalidità civile, handicap, cecità, sordità, disabilità riportino anche l'esistenza dei requisiti sanitari necessari per la richiesta di rilascio del contrassegno invalidi di cui al comma 2, articolo 381, d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, e successive modificazioni, nonché per le agevolazioni fiscali relative ai veicoli previsti per le persone con disabilità.
Si indicano, di seguito, i documenti che il disabile deve produrre quando non è necessario l'adattamento del veicolo. Certificazione attestante la condizione di disabilità: per il disabile psichico o mentale, è richiesto il verbale di accertamento dell'handicap, emesso dalla Commissione medica dell'Asl (o da quella integrata Asl-Inps), dal quale risulti che il soggetto si trova in situazione di handicap grave (art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992), derivante da disabilità psichica il certificato di attribuzione dell'indennità di accompagnamento (legge n. 18/1980 e legge n. 508/1988), emesso dalla Commissione a ciò preposta (Commissione per l'accertamento dell'invalidità civile di cui alla legge n. 295/1990); per i disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione, o pluriamputati, occorre il verbale di accertamento dell'handicap, emesso dalla Commissione medica dell'Asl (o da quella integrata Asl-Inps), dal quale risulti che il soggetto si trova in situazione di handicap grave (art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992), derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della deambulazione.

 

 

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