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Le news più importanti del mondo Palinuro

Vi aspettiamo a questo importantissimo appuntamento, martedì 16 aprile 2019 a Milano.
 
Il giorno martedì 16/04/2019, alle ore 12:30, in Milano, presso la sede legale dell'associazione, in via Venezian, n. 1, si riunirà in prima convocazione e, per il giorno stesso alle ore 13:30, in seconda convocazione, l’Assemblea annuale dei Soci dell’Associazione PaLiNUro per discutere e deliberare sul seguente
 
Ordine del giorno:

  • Approvazione della relazione di attività e il rendiconto economico (bilancio consuntivo) dell'anno 2018;
  • Approvazione del programma per l’anno 2019;
  • Approvazione della Revisione dello Statuto al fine dell’adeguamento alla Riforma del Terzo Settore
  • Altre ed eventuali 

Con la presente comunicazione s’informano inoltre i Soci che tutti i dettagli del Bilancio 2018 e del Piano 2019 sono attualmente giacenti e disponibili presso l’ufficio degli oncologici situato al quarto piano del reparto urologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, per la libera consultazione dei Soci in regola con il pagamento della quota associativa.
Nel caso foste impossibilitati  a partecipare personalmente  all'Assemblea vi alleghiamo, qui di seguito, i link per la  DELEGA, che vi invitiamo a compilare,  stampare ,  firmare  e spedire (scannerizzata)” all'indirizzo”email:
 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre il 14 Aprile e p.v..  Saranno anche accettate deleghe  consegnate brevi manu dalla persona delegata al Presidente, con copia documento del delegante prima dell’inizio dell’assemblea stessa. Ricordiamo che per Statuto un Associato può rappresentarne fino ad un limite di tre altri.
SCARICA DELEGA PER ASSEMBLEA SOCI 2019


La chirurgia “robotica”

Da circa 20 anni il settore della robotica biomedica è in pieno sviluppo.

La robotica biomedica si prefigge l’obiettivo di sviluppare dispositivi “robotici” da utilizzare in ambito  clinico e sanitario rendendo le attività sanitarie meno invasive , piu precise e favorendo i tempi di recupero dei pazienti.

La chirurgia robotica è la naturale evoluzione della chirurgia mininvasiva videoassistita, e piu di “chirurgia robotica” si dovrebbe parlare di telechirurgia.

Col termine “robotica” si dovrebbe  intendere una  intelligenza artificiale ,ossia sistemi meccanici-elettronici, capaci di elaborare i dati loro forniti e procedere autonomamente allo svolgimento del programma. In realtà questo tipo di chirurgia viene eseguita da un chirurgo posto a distanza del tavolo operatorio che tramite un video e una console è in grado di manovrare gli strumenti chirurgici, analoghi a quelli utilizzati in laparoscopia , introdotti nel corpo del paziente.

La chirurgia “robot assistita” si sta diffondendo sempre di piu nel mondo l’Italia insieme a Stati Uniti, Francia, Germania e Spagna è tra i Paesi in cui fino a oggi si è fatto più ricorso ai robot in sala operatoria.

I robot vengono ora impiegati in

Chirurgia generale

Chirurgia urologica

Chirurgia ginecologica

Chirurgia vascolare

Chirurgia toracica

Sia per interventi di carattere oncologico che no, da analisi fatte negli interventi di tipo oncologico il risultato sulla malattia è sovrapponibile alle tecniche tradizionali (a cielo aperto).

Vediamo quali sono i vantaggi legati alla chirurgia robotica:

Minori perdite di sangue

Migliore conservazione delle strutture anatomiche

Minori complicanze

Minore dolore post operatorio

Tempi di degenza ridotti

Svantaggi

Tempi di intervento piu lunghi

Costo elevato del robot , oltre 2 milioni

Costo elevato dello strumentario, si puo arrivare a un costo di circa 4000 euro a intervento

Ad oggi molti chirurghi  preferiscono ancora la tecnica «classica» a cielo aperto, che è del resto continuamente perfezionata e migliorata , perche i costi maggiori, la durata più lunga dell’intervento e le esigenze tecniche non sono compensati da vantaggi considerati tuttora modesti.

Ma allora quale tecnica operatoria adottare?

La scelta della tecnica operatoria (chirurgia a cielo aperto o mininvasiva) dipende tra l’altro dalle condizioni fisiche del paziente, non possono essere operati con la chirurgia robotica gli obesi, chi soffre di particolari patologie cardiache, oculari, o respiratorie,  in quanto , ad esempio negli interventi di tipo urologico, si richiede che il paziente debba stare, anziché in posizione orizzontale, in posizione a testa in giù (posizione di Trendelenburg) e ciò comporta che vi sia una compressione sul diaframma: pertanto questa posizione non può essere assunta da tutti i pazienti, specialmente dai pazienti cardiopatici gravi e dai pazienti con gravi problemi cardiorespiratori.

Inoltre la scelta della tecnica da adottare dipende anche  dall’esperienza dell’operatore chirurgico. Il buon esito dell’intervento dipende in massima parte dall’esperienza personale del chirurgo  nella tecnica da lui preferita. Non sempre gli apparecchi più moderni e più cari sono garanzia di successo.

 

di: Dott. Luigi Barbieri


Per fare tante cose ad un buon livello professionale non ci si può improvvisare e, soprattutto bisogna lavorare tanto. D’altrocanto è indispensabile che chi lavora a livello manageriale in un’associazione sia coinvolto direttamente nella patologia. Personalmente, prima di ammalarmi, sono stato prima manager e poi imprenditore. Quando costituì PaLiNUro avevo così sulle spalle un’intera vita fatta di gestione e di organizzazione e credo che questo abbia permesso alla nostra associazione di crescere più rapidamente. I miei spazi di lavoro, la mia età e le quantità di cose da fare non mi permettono più di farcela da solo. Ecco perché l’opportunità “Laura Magenta” si è rivelata ghiotta per tutti noi. A Laura mancano circa 8 anni per la pensione, pertanto non può permettersi il lusso di rinunciare ad uno stipendio, almeno per questo lasso di tempo. La sua preparazione e la sua competenza hanno tuttavia convinto il Consiglio Direttivo di PaLiNUro, dopo diverse analisi e valutazioni, a decidere di accettare la grande sfida dell’impegno di trovare le risorse per sostenerne il costo. Laura, per contro, si assume il rischio – grandissimo di questi tempi -  di lasciare un posto di lavoro sicuro per tentare questa avventura. Laura, che tanti di voi già conoscono ed apprezzano, come nostra volontaria, inizierà dal primo di febbraio a lavorare a tempo pieno in PaLiNuro con la qualifica di “Assistente alla Presidenza”. Non vi posso nascondere la mia emozione nel fare questo annuncio e quanto forza rinnovata mi da il fatto di avere vicino una persona come lei.

AUGURI LAURA!


Contenuti

  • RAZIONALE SCIENTIFICO
  • PATIENT ENGAGEMENT
  • RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI DEL CONGRESSO
  • I PROTAGONISTI DEL NOSTRO CONGRESSO
    • I relatori
    • I Nostri “Palinuri”
  • ALCUNI MESSAGGI E COMMENTI DEI PARTECIPANTI A CONSUNTIVO
    • I Medici
    • Il Presidente dei Presidenti delle Associazioni di Volontariato Oncologico
    • “I PaLiNUri”
    • I Wapps dei PaLiNUri
  • ATTI DEL CONGRESSO - GLI INTERVENTI
    • Il Messaggio Augurale Del Prof. Rodolfo Montironi
    • Patient Engagement
      • Apertura dei lavori (E.Fiorini)
      • Sistema Sanità: il progetto della Regione Lombardia, vantaggi a breve e medio termine (L.Coppola)                       Lʼimportanza del coinvolgimento del paziente (G.Graffigna)
    • Tumori uroteliali               
      • Epidemiologia del Carcinoma della Vescica e degli altri tumori uroteliali e prospettive di sopravvivenza (L.F. Da Pozzo)                     
      • Fumo e tumore della vescica (R.Boffi )
      • Bladder Cancer Patient Experience Survey (F.De Lorenzo) Diagnosi precoce e prevenzione: sensibilizzazione e coinvolgimento                        del MMG (M.Maffezzini)
    • Approccio farmacologico e chirurgico
      • Lʼimportanza del coinvolgimento del paziente nel PDTA (E.Fiorini) Condividere con il paziente il PDTA e le opzioni chirurgiche/terapeutiche (R.Colombo)                         
      • Oltre la cistectomia: il ruolo della radioterapia (V.Donato)
    • Trials Clinici
      • Le nuove possibilità terapeutiche nella malattia localizzata (A.Necchi) Lʼimmunoterapia nella malattia avanzata (D.Raggi)                      
      • Oltre lʼimmunoterapia: nuovi bersagli terapeutici (R.Iacovelli)                   Caratterizzazione genomica dei tumori e impatto terapeutico per i pazienti (A.Necchi)                      
      • Non solo consenso informato:arruolamento, consapevolezza e collaborazione con il paziente nei Trial Clinici (P.Mosconi)
    • Sessione PaLiNUro: dal post-operatorio a una nuova vita      
      • La qualità della vita del paziente sottoposto ad intervento di cistectomia radicale con stomia uretero cutanea e derivazioni urinarie intestinali (V.Gordeeva)                         Case history di una paziente: come gestisco la mia incontinenza (A.M.Pongolini)                                                                          Recupero della qualità di vita: approfondimenti sulla sfera sessuale (L.Barbieri)                                                                             Implicazioni e supporto psicologico (M.Bosisio)                        Collaborare con PaLINUro (A.Consalvo)
    • Benvenuto alla sezione laziale
    • Tavola rotonda su case history di un caregiver
      • Storia di Sergio Campanari, medico di grande professionalita e umanità, scomparso per un carcinoma dellʼuretere (modera R.Salvioni)
    • Considerazioni conclusive
      • Considerazioni sulle prospettive dellʼinterazione medico - paziente (L.Saita)
    • LE DOMANDE CHE AVREI VOLUTO FARE…
    • PROSSIMO APPUNTAMENTO

di Edoardo Fiorini con la supervisione della d.ssa Patrizia Giannatempo

A distanza di circa sei mesi dall'intervista che abbiamo fatto su questo argomento al Dottor Andrea Necchi,  riceviamo finalmente la notizia della prima approvazione di A.I.F.A (Agenzia Italiana del Farmaco) riguardante un farmaco appartenente  a questa categoria farmaco che probabilmente sarà lanciato sul mercato dopo l'estate.

Da parte nostra, come associazione di sostegno al paziente affetto da tumore alla vescica, continuiamo ad essere subissati da richieste di precisazione, approfondimenti ed informazioni nel senso più generale su questa terapia che – a ragione -  sta alimentando tante speranze.

È vero, dunque: l'immunoterapia alimenta grandi aspettative ma… Ci sono alcune cose che è indispensabile sapere per non incorrere in una delusione ancora più grande che un giusto livello d’informazione potrebbe evitare.

I farmaci immunoterapici, sia quello approvato che quelli ancora in fase sperimentale, sono impiegati nelle diverse fasi della malattia: nel tumore superficiale della vescica non responsivo o refrattario a BCG, nella fase neoadiuvante (prima della chirurgia), nella fase adiuvante (dopo la chirurgia), nel mantenimento dopo trattamento chemioterapico di prima linea per malattia metastaticae nel trattamento dei tumori metastatici. Per poter accedere al farmaco immunoterapico (quello in lancio) o a un protocollo di immunoterapia è necessario avere l'idoneità, pertanto avere una serie di caratteristiche che vengono definite “criteri di eleggibilità” agli studi clinici.

Superata questa prima fase non è comunque detto che l'immunoterapia agisca positivamente su tutti i pazienti trattati; anzi,  va detto che ad oggi solo il 20% dei pazienti trae beneficio significativo da questi trattamenti ma i pazienti che rispondono sono spesso lungo sopravviventi/guariti anche in una situazione di malattia metastatica. Come la chemioterapia è un opzione che oggi l’oncologo ha a disposizione per la cura del tumore ma non è detto che sia la panacea capace di guarire il tumore uroteliale in tutte le sue forme e in tutti gli ammalati.


Diversi pazienti affetti da tumore superficiale che convivono da anni con la malattia, con aumento della frequenza delle recidive, ci chiedono se è previsto che l'immunoterapia possa essere la cura risolutiva. Purtroppo, al momento, non c’è una risposta. La comunità scientifica sta facendo enormi sforzi per individuare a priori quali sono i pazienti che possono beneficiare del trattamento immunoterapico e quali invece è meglio che vengono sottoposti ad altri tipi di trattamento. Bisogna aspettare l’esito degli studi che sono attualmente in corso per identificare quelli che sono chiamati biomarcatori predittivi di risposta all’immunoterapia. Nella ricerca oncologica si comincia sempre dalla parte più ostica del problema; l’immunoterapia ha fatto la sua comparsa oramai tre anni fa nel tumore metastatico della vescica per pazienti che non avevano altre possibilità terapeutiche. Visti i risultati in questi anni  è stata anticipata a fasi più precoci della malattia fino alla malattia superficiale non responsiva o refrattaria a trattamento con istillazioni endovescicale di BCG. 

A maggior chiarimento, a questo punto,  chiediamo al dott. Andrea Necchi come è opportuno comportarsi, in presenza di tumori superficiali refrattari al BCG,  dal momento che non sono ancora disponibili i risultati del trattamento con immunoterapia nei pazienti con tumore di questo tipo: “Ai malati – ci risponde il dottor Necchi -  dev’essere ben chiaro che oggi, per i tumori non muscolo-infiltranti, dopo il fallimento del trattamento endovescicale con BCG, la cistectomia è l’unica opzione che dev’essere raccomandata.  Solo nel caso in cui un paziente non sia candidabile all’intervento chirurgico, o che rifiuti in modo motivato e dopo adeguato counselling* il trattamento chirurgico di cistectomia radicale, vi può essere la possibilità di inclusione in studi clinici con immunoterapia. I risultati di questi studi tuttavia non sono ancora disponibili e non sappiamo se l’immunoterapia sia un’opzione efficace in questi casi”.

Come al solito la risposta di Necchi è chiara,  netta e non da spazio a fraintendimenti.

Un’altra domanda che ci viene posta molto di frequente è se nei casi di tumore infiltrante ( es. T2 - G3) l’immunoterapia può evitare la cistectomia radicale. Con i dati finora disponibili la risposta ad oggi è “no”. Allo stato attuale infatti non sono ancora disponibili dati per cui un trattamento immunoterapico neoadiuvante, eseguito prima della cistectomia, possa far sì che il paziente non venga sottoposto alla chirurgia . Si definisce trattamento neoadiuvante la terapia eseguita prima della chirurgia per ridurre le dimensioni del tumore e facilitarne l'asportazione. È questa un’area in cui si sta lavorando a livello di studi clinici e, al momento l’obiettivo prioritario è capire se ci sono dei segnali positivi di efficacia e, possiamo dire che, in parte ce ne sono. 

Non in Italia ma negli Stati Uniti ci sono programma di combinazione dell’immunoterapia e di radioterapia per i pazienti che non vogliono o non possono essere sottoposti ad intervento di cistectomia. Una volta avute chiare conferme di alla efficacia dell’immunoterapia, sulla base delle evidenze, sarà poi necessario cambiare modelli di riferimento ma questo è uno passo successivo. C’è ancora molto da lavorare  e ci vuole un po’ di tempo in più.

Ma allora, quali sono i passi avanti fatti dall’immunoterapia?... Oltre ad essere in alcuni casi un valido sostitutivo della Chemioterapia in quanto meglio tollerata, i dati che abbiamo a disposizione mostrano sicuramente un miglioramento della sopravvivenza nel 20% dei pazienti responsivi associato a un minor deterioramento della qualità della vita. Due aspetti che vanno nel senso dell’efficacia e della sicurezza grazie a risultati buoni non su tutti i pazienti ma su una gran parte trattata. Non dobbiamo infine dimenticare l’importante aspetto  di  tollerabilità del trattamento e delle comorbidità** del paziente. Due fattori che possono precludere ad un paziente la possibilità di accedere a un  protocollo con immunoterapia. Sarà l’oncologo a valutare se il paziente è candidabile o no ad immunoterapia, dopo una adeguata analisi del paziente,  nella sua complessità.

Concludendo: la strada sembra proprio essere quella giusta ma il,cammino è ancora molto lungo. Assistiamo a un impegno profuso da parte dei ricercatore e delle farmaceutiche che tuttavia, prudenzialmente, non si espongono e ci riportano con i “piedi per terra”. Ci vuole ancora del tempo!... È vero, purtroppo non tutti ne hanno. Cionondimeno la scienza non fa miracoli e così alla lunga, passo dopo passo, arriverà a raggiungere i suoi obiettivi in modo risolutivo. Bisogna crederci! 

 

*Coucelling =  in ambito sanitario, è un’attività relazionale, svolta da personale specializzato (counselor), finalizzata a orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità di persone momentaneamente in difficoltà.

 

**La comorbilità o "comorbidità" indica la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo. 


INSTILLAZIONI DEVICE-ASSISTED – Emda - Synergo

 

Nel trattamento delle neoplasie vescicali superficiali, purtroppo  raramente, vengono impiegati metodi innovativi, le cosiddette terapie “Device-assisted”: 

- EMDA® (Electromotive Drug Administration). Un sistema di somministrazione endovescicale di farmaci che si avvale di un’apparecchiatura in grado di far passare una particolare corrente elettrica attraverso la parete vescicale aumentando la permeabilità al farmaco che viene instillato.

- Synergo® o termo-chemioterapia vescicale. Una apparecchiatura controllata da un computer riscalda una speciale sonda a micro-onde distribuendo il calore in maniera uniforme all’interno della vescica le cui pareti vengono portate ad una temperatura di 42 gradi. La contemporanea somministrazione di farmaci chemioterapici nella vescica permette di far penetrare i farmaci all’ interno della parete con maggior facilità. 

Seguono maggiori dettagli, per chi lo desiderasse approfondire questi due sistemi di supporto alle instillazioni vescicali.

 

Mitomicina Intravescicale Con Electromotive Drug Administration (Emda®)

 Elettrostimolazione

L’Electromotive Drug Administration (EMDA- Physion®, Medolla, Italia), è una tecnica di somministrazione farmacologica controllata che, mediante l’applicazione di una corrente elettrica pulsata, offre la possibilità di incrementare la penetrazione tissutale di alcuni farmaci per aumentarne l’efficacia.

Uno dei campi di applicazione di questa tecnica è la chemioterapia intravescicale con MMC per il trattamento dei tumori della vescica non-infiltranti la muscolare.

Con l’applicazione dell’EMDA, la somministrazione di farmaci attraverso l’urotelio vescicale è accelerata dall’applicazione di un campo elettrico che attraversa la parete vescicale e stimola lo spostamento direzionale di soluti e ioni.

Una corrente elettrica pulsata (0-30 mA,0-55 V) passa tra due elettrodi connessi ad un generatore a batterie. Gli elettrodi dispersivi sono posizionati su un’area cutanea, detersa ed asciutta, della parete addominale inferiore, offrendo in tal modo un’ampia area di contatto (59,60).

L’elettrodo intravescicale attivo, a forma di spirale, è inserito all’interno del catetere vescicale che assicura

un’uniforme distribuzione della corrente elettrica applicata.

La polarità dell’elettrodo attivo e l’intensità di corrente da utilizzare possono essere stabilite dall’operatore direttamente sul generatore di 46 corrente.

La corretta posizione del catetere in vescica è assicurata dal riempimento del palloncino autostatico, con

3-5 mL d’aria, o soluzione fisiologica, che è delicatamente ancorato sul collo vescicale.

Per la chemioterapia intravescicale con EMDA, il paziente è tenuto in posizione supina su un lettino fino al completamento della procedura.

Il catetere elettrodo, specificamente disegnato per le terapie intravescicali, è inserito in vescica per via transuretrale utilizzando la tecnica sterile standard e un gel lubrificante anestetico.

Dopo aver riempito il palloncino autostatico, la vescica è accuratamente svuotata e si fa un lavaggio vescicale con acqua distillata per rimuovere i soluti urinari che possono interferire con il trattamento.

Si procede quindi all’instillazione in vescica della soluzione che contiene 40 mg di MMC in 100 mL d’acqua bidistillata.

L’elettrodo inserito nel catetere, a cui è assegnata una polarità positiva, e gli elettrodi dispersivi, a cui è assegnata una polarità negativa, sono quindi connessi al generatore di corrente. Il generatore di corrente progressivamente raggiunge il livello di corrente stabilita. La massima intensità di corrente è raggiunta entro 4-5 minuti ed il tempo totale di trattamento è di circa 25 minuti.

Al completamento del trattamento il generatore si spegne automaticamente.

Gli effetti collaterali della somministrazione intravescicale di MMC con EMDA sono per lo più correlati al 47 farmaco instillato. Tuttavia, a causa della corrente elettrica, i pazienti possono riferire formicolio, sensazione di bruciore e talvolta iperattività detrusoriale.

Il catetere elettrodo, a causa del diametro (16 Ch) e della relativa rigidità, può talora provocare un lieve dolore durante l’inserimento in vescica.

La somministrazione intravescicale di MMC/EMDA ha dimostrato di essere di facile applicazione, sicura ed efficace nei pazienti con tumori della vescica non infiltrati la tonaca muscolare.

I vantaggi che la somministrazione intravescicale di MMC/EMDA consente di ottenere sono potenzialmente significativi, e ciò deve essere preso in considerazione nel momento in cui si confrontano le caratteristiche ed i costi della somministrazione intravescicale di MMC/EMDA con la MMC/DP (61).

Termochemioterapia Con Tecnologia Synergo®

L'ipertermia è utilizzata in molti campi medici.

Synergo utilizza una speciale combinazione di ipertermia (riscaldamento), ottenuta dalla somministrazione in loco di energia RF (microonde) insieme con l'instillazione simultanea del farmaco chemioterapico raffreddato.

L'obiettivo dell'ipertermia è raggiungere all'interno dei tessuti una temperatura adatta per consentire al farmaco di penetrare meglio, accelerandone la reazione con il DNA.

Il riscaldamento dei tessuti viene adattato a ciascun paziente e mantenuto in modo dinamico durante il trattamento, mentre la temperatura dei tessuti viene rilevata costantemente e seguita con attenzione.

Siccome la parete della vescica si comporta da buon isolante termico, la penetrazione del calore utilizzando liquido riscaldato non è efficiente (riscaldamento per conduzione/convezione). Invece, con il riscaldamento a microonde, l'energia viene assorbita direttamente all'interno dei tessuti, consentendo un riscaldamento efficiente ed omogeneo, la misurazione in tempo reale, il follow up della temperatura dei tessuti, e la regolazione dinamica dell'energia trasmessa per ciascun paziente, anche in trattamenti futuri (ad esempio, nel caso che il flusso sanguigno nei tessuti aumenti per via del riscaldamento).

Se si usasse il chemioterapico precedentemente riscaldato, non sarebbe possibile effettuare alcuna minima regolazione nel corso del trattamento per adattare il livello di riscaldamento al paziente. Per esempio, pazienti diversi presentano una diversa circolazione sanguigna, diversi tessuti, e cambiamenti dinamici nel corso del tempo, come la vasodilatazione

La termochemioterapia con tecnologia Synergo si basa sul riscaldamento locale delle pareti della vescica e l’instillazione simultanea di un chemioterapico topico (Mitomicina C).

L'unità irradiatrice di energia consiste in un generatore di radiofrequenza (RF), che emana energia in radiofrequenza a 915 MHz, e un'antenna, inglobata nel catetere vescicale.

Il trattamento utilizza instillazioni intravescicali di un agente chemioterapico in concomitanza con l'ipertermia delle pareti della vescica indotte dall'emissione di energia RF, monitorate da termocoppie interne.

Una combinazione appositamente studiata di hardware e software in tempo reale regola l'operazione di visualizzazione dei dati elaborati sul monitor.

Il catetere stesso è di tipo intrauretrale Foley, di calibro 20 CH, sterile, al silicone, con luce tripla, collegato esternamente alla macchina. Esso serve per l'instillazione intravescicale. È dotato di termocoppie per il controllo della temperatura delle parete della vescica e di un'antenna RF, che irradia le pareti della vescica e consente il riscaldamento fino alla temperatura desiderata.

Il catetere svolge 3 funzioni principali:

  1. riscaldamento uniforme della parete vescicale mediante una piccola antenna che emette radiazioni su frequenza radio (radiazioni microonde);
  2. monitoraggio della temperatura mediante 3 termocoppie sensibili in vari punti della parete della vescica per impedire che la temperatura endocavitaria superi i 42 °C;
  3. circolazione del farmaco, tramite un circuito chiuso di pompe, all’interno della vescica e dalla vescica alla macchina operativa.

Tale sistema chiuso impedisce l’inattivazione del chemioterapico e il danno da calore delle pareti vescicali, secondario al riscaldamento intravescicale.

Tutti i dati sono elaborati e monitorati in maniera continua tramite il sistema operativo della macchina permettendo allo specialista di visionare e modificare in tempo reale il funzionamento della pompa del circuito di raffreddamento e l’intensità delle radiofrequenze per mantenere la temperatura ideale di circa 42 °C.

Il trattamento viene eseguito in regime ambulatoriale e dura circa 60 minuti.

Il Synergo® è stato ipotizzato come trattamento di seconda linea in seguito al fallimento di precedenti instillazioni di chemioterapici o immunoterapici.

Dalle banche dati della specialistica ambulatoriale e delle Schede di dimissione ospedaliera dal 2008 ad oggi è stato stimato che il numero di pazienti candidati ad un tale trattamento potrebbe essere di circa 250 in un anno.

I pazienti con tumori superficiali della vescica a cellule transizionali recidivanti vengono sottoposti a resezione endoscopica seguita da instillazione endovescicale postoperatoria di farmaci chemioterapici o di trattemento immunoterapico con vaccino Bacillus Calmette-Guerin (BCG).

In casi di recidiva o progressione vengono somministrati instillazioni successive di chemioterapici e immunoterapici.

Il trattamento termochemioterapico è indicato in tutti i pazienti con malattia ad alto rischio di recidiva e di progressione non responsivi ai chemio ed immunoterapici di comune utilizzo nella pratica clinica anche se in diversi centri ormai viene utilizzata anche come opzione terapeutica di 1° linea (NDR. Un trattamento chemioterapico viene definito di prima linea quando viene somministrato a pazienti non pretrattati, ovvero che non hanno mai ricevuto una chemioterapia. Si parla di trattamento di seconda, terza, quarta …ulteriore linea quando si cambia lo schema di chemioterapia perché la malattia è in progressione ed è necessario usare altri farmaci o la chemioterapia di prima linea non ha ottenuto i risultati desiderati e/o ha provocato delle tossicità non sostenibili dal paziente).

I protocolli di trattamento riconosciuti sono quello profilattico adiuvante (quando praticato dopo la chirurgia, per ridurre la possibilità che la malattia possa ripresentarsi) e quello ablativo (a dosi molto potenti). Entrambi prevedono un ciclo di induzione seguito, in caso di risposta positiva al trattamento, da un ciclo di mantenimento.

Ogni seduta ha una durata variabile da 45 a 60 minuti.

Il trattamento profilattico-adiuvante è indicato per la prevenzione delle recidive dopo asportazione completa della neoplasia e prevede una instillazione settimanale per 6 settimane consecutive seguito da una instillazione mensile per 6 mesi.

La seduta, di 60 minuti totali, si suddivide in 2 fasi da 30 minuti ciascuna.

Ogni fase prevede la terapia con 20 mg di Mitomicina (in totale una seduta prevede 40 mg di Mitomicina) sciolta in 50 ml di acqua distillata.

A metà seduta il farmaco viene rimosso dalla vescica e si procede ad inserire nel sistema la seconda dose. Questa procedura è necessaria per evitare la denaturazione del chemioterapico secondaria al calore.

Il trattamento ablativo è indicato per i pazienti con voluminose neoplasie (> 3-4 cm), che per comorbilità e controindicazioni anestesiologiche non possono essere sottoposti ad una resezione endoscopica prolungata e completa e ai CIS multifocali.

In questo caso la durata del ciclo di induzione è di 8 settimane.

Nel protocollo ablativo cambia anche il dosaggio del farmaco ( Mitomicina 40 mg ogni 30 minuti per un totale di 80 mg di Mitomicina).

La termochemioterapia è controindicata in pazienti con stenosi uretrali (per le dimensioni del catetere dotato di antenna e termocoppie), diverticoli vescicali, piccola vescica e neoplasia uretrale.

Gli effetti collaterali più frequentemente riportati dai principali centri di riferimento si dividono in quelli rilevati durante il trattamento e quelli post-seduta che si accentuano progressivamente al termine del ciclo settimanale o mensile. I primi sono: dolore pelvico, spasmi vescicali e dolore uretrale che generalmente sono ben attenuati da una profilassi con farmaci antidolorifici e/o anticolinergici. I secondi sono: ematuria secondaria generalmente alle caduta d’escara (crosticine) delle lesioni ulcerose da calore secondarie al trattamento (più frequenti su parete posteriore dove generalmente poggia l’antenna che emette radiofrequenze), stranguria (difficoltà o intermittenza nella minzione), disuria (difficoltà dell'orinare), ipersensibilità alla mitomicina, riduzione della capacità funzionale vescicale.

La tecnologia viene utilizzata in ambito ambulatoriale, in regime di day-service, in ambienti dove già vengono eseguiti trattamenti di resezione endoscopica del tumore vescicale, non modificando in misura importante il percorso diagnostico-terapeutico del paziente. Tuttavia la procedura effettuata con il Synergo risulta avere una durata sensibilmente maggiore (circa 60 minuti) rispetto ad una instillazione standard e l’apparecchiatura richiede ambulatori con spazi aggiuntivi.

Inoltre questo tipo di trattamento ha ancora un costo elevato. E’ stato stimato un costo/anno per paziente di circa € 11.000, cifra che include i costi per ammortamento, materiale, farmaci e personale. L’eventuale risparmio legato ad una riduzione del numero di ricoveri per resezioni ripetute e per le cistectomie potrà essere valutato solo qualora l’efficacia clinica venisse dimostrata.

(Fonte: Università degli studi di Pisa Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia Scuola di specializzazione in Urologia.  Tesi di Specializzazione Esperienza nell’utilizzo della termochemioterapia con tecnologia Synergo® nel trattamento della neoplasia vescicale non muscolo – invasiva. A.A. 2014-2015 RELATORE Chiar.mo Prof. Cesare Selli CORRELATORE Dott. Vittorio Vocaturo)


Il Congresso Nazionale CIPOMO (Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri), che si è svolto a Torino dal 10-12 maggio 2018, ha incontrato CONTACI: una mostra di progetti ed attività per migliorare l’organizzazione o l’assistenza ai pazienti e alle loro famiglie.

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CONTACI si propone di riportare al centro della cura gli aspetti meno appariscenti, ma altrettanto importanti, della Medicina: l’ascolto, l’empatia, i servizi organizzati in funzione dei bisogni degli ammalati... le “piccole cose” che fanno la differenza in una buona assistenza.

La partecipazione che ha visto la partecipazione di 52 diversi progetti, è stata aperta a tutti coloro che vivono l’esperienza della malattia oncologica, come operatori oppure come pazienti, famigliari o semplici cittadini.

Nell’edizione 2018 i progetti hanno avuto i seguenti temi:  

  •  Promozione della salute
  •  Green Oncology e Slow Medicine
  •  Accoglienza, accompagnamento e ascolto
  •  Solidarietà

Una Commissione Esaminatrice ha valutato preventivamente i progetti pervenuti secondo i seguenti criteri: • ricaduta positiva concreta su pazienti e/o familiari e/o operatori • riproducibilità del progetto in altre realtà simili • innovazione del progetto • coerenza con gli obiettivi proposti

 Nell’ultima giornata del Congresso tutti i lavori sono stati presentati mediante poster (dimensioni 70x100 cm) esposti nella corte della struttura ospitante.

In qualità di Presidente di un Associazione di Volontariato operante nel settore sono stato invitato a far parte della Commissione del Concorso e potete immaginare come sono rimasto piacevolmente sorpreso constatando che “qualcuno” aveva voluto occuparsi anche di noi. Sono state Raffaela Nicotera  Valeria Gordeeva, iscritte al Corso di Laurea in Infermieristica, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

Confrontandosi con progetti di maggiore rilevanza e che coinvolgono numeri più significativi di malati oncologici noi, diretti interessati, riteniamo giusto dare il giusto valore a questo lavoro pensato a noi riportando qui di seguito i fondamenti del progetto.

LA QUALITÀ DI VITA DEI PAZIENTI SOTTOPOSTI AD INTERVENTO DI CISTECTOMIA RADICALE CON DERIVAZIONE URINARIA CONTINENTE O INCONTINENTE: STUDIO OSSERVAZIONALE

Obiettivi del progetto

 Valutare la qualità di vita (QdV) dei pazienti sottoposti ad intervento di cistectomia radicale con confezionamento di una derivazione urinaria continente o incontinente

Descrizione del progetto

Introduzione.  Le derivazioni urinarie presentano vantaggi e svantaggi che spingono il paziente a mettere in atto strategie di adattamento per affrontare le conseguenze della malattia.

Materiali e metodi.  Studio osservazionale e retrospettivo di tipo quali-quantitativo. Sono stati inclusi 30 pazienti sottoposti a cistectomia radicale: 10 con derivazione urinaria secondo Bricker, 18 con vescica ortotopica Studer e 2 con derivazione urinaria Indiana Pouch. Per valutare la QdV sono stati utilizzati due questionari validati in lingua italiana (SF-36 e Stoma-Qol) e successivamente è stato condotto un focus group.

Risultati.  Dal questionario SF-36 emerge che i pazienti con derivazione urinaria Bricker hanno ottenuto punteggi medi più bassi rispetto ai pazienti con vescica ortotopica Studer in 7 categorie su 8, esclusa “vitalità”, con differenze statisticamente significative nella categoria “ruolo e stato emotivo” (p 0.024). I pazienti con un’età >75 anni hanno maggiori difficoltà e limitazioni nelle “attività fisiche” rispetto ai pazienti più giovani, nei quali invece la salute fisica o lo stato emotivo interferiscono nella categoria “attività sociali”, presentando valori medi superiori rispetto ai pazienti più anziani (p 0.007). La presenza di comorbilità influisce negativamente sulla “salute generale” (p 0.012) e sulla “vitalità” (p 0.013). Nel questionario Stoma-QoL tutti i pazienti con derivazione secondo Bricker hanno ottenuto punteggi che corrispondono a una QdV media. I temi rilevanti del focus group sono: l’adattamento alla nuova condizione, il supporto della famiglia e degli amici, la sessualità e le informazioni ricevute durante e dopo il ricovero.

Conclusioni. In accordo con la letteratura, i pazienti con derivazioni continenti mostrano un migliore stato di salute generale rispetto ai pazienti con derivazione incontinente. Lo studio suggerisce la necessità di fornire un approccio multidisciplinare ai pazienti e di offrire spazi di riflessione e di confronto con chi ha vissuto esperienze simili, attraverso gruppi di automutuo-aiuto.

Commenti di PaLiNUro

Mi sono fermato a lungo a parlare con Valeria e forse l’ho anche un po’ stordita con tutte le mie chiacchiere (mamma mia, quanto parlo!...).  Credo di averle dimostrato tutto il mio apprezzamento per il lavoro fatto tuttavia ricordandole che troppo spesso non siamo noi pazienti e scegliere la derivazione e che pertanto ognuno di noi, che sia portatore di neo-vescica o Bricker (sacchetto) deve essere contento del proprio stato.

In entrambi i casi dobbiamo comunque adattarci ad una nuova vita, diversa da quella precedente alla chirurgia ma comunque…VITA!


OBIETTIVO: CONSERVAZIONE DELLA VESCICA

Approccio conservativo combinato

Un approccio terapeutico curativo mirato alla conservazione della vescica può essere proposto anche in casi selezionati di neoplasia vescicale muscolo-invasiva. Esso include una resezione endoscopica estesa in profondità seguita da un trattamento chemio-radioterapico subentrante o concomitante. Pur in assenza di ampi studi randomizzati, sulla base di diversi protocolli del Radiation Therapy  Oncology Group (RTOG) e di numerosi studi clinici di singole istituzioni europee e nordamericane, questo trattamento ha dimostrato di essere un’alternativa sicura ed efficace alla cistectomia radicale per pazienti che rispondano a ben definiti criteri di inclusione. Le linee guida delle maggiori organizzazioni e società scientifiche (National Comprehensive Cancer Network, Società Europea di Oncologia Medica, Società Europea di Urologia, Rete Oncologica Lombarda, ecc.) includono la preservazione della vescica tra le opzioni terapeutiche  in casi particolari di neoplasia muscolo-invasiva.

Le linee guida dell’Istituto Nazionale inglese per la Salute e l’Eccellenza Clinica (NICE) raccomandano di discutere dell’opzione terapeutica di preservazione della vescica con tutti i pazienti candidati alla cistectomia radicale. Ciononostante, in Italia il protocollo di trattamento conservativo è utilizzato solo sporadicamente (2-5% dei casi). Una ragione della limitata diffusione di quest’approccio è sicuramente correlata alla necessità di una stretta collaborazione tra urologi, oncologi medici e oncologi radioterapisti, ancora poco diffusa in Italia.

La Rete Oncologica Lombarda ha recentemente messo in rete un protocollo facilmente fruibile per l’applicazione di questa procedura in tutti i centri che dispongano dei requisiti minimi. Anche in questo caso  è auspicabile che con l’avvento dei team multispecialistici uro-oncologici quest’approccio possa essere offerto al paziente come opzione nei centri di eccellenza.

Team multidisciplinari.

Analogamente a quanto avvenuto per il carcinoma mammario, prostatico e colon rettale, anche l’approccio al carcinoma vescicale si è evoluto da trattamento prevalentemente chirurgico a trattamento multimodale. Lo sviluppo e la rapida espansione di trattamenti potenzialmente efficaci, tecnologicamente complessi e somministrabili da specialisti appartenenti a differenti aree di applicazione clinica ha reso indispensabile l’approccio da parte di un Team Multidisciplinare (TMD) a tutte le neoplasie, comprese quelle della vescica. Per rispondere a quest’esigenza non più eludibile, per la prima volta, tutte le società scientifiche (AIOM, AIRO, AURO, AIRB, CIPOMO, SIU, SIUrO) hanno deciso di intraprendere un processo culturale e clinico-organizzativo che possa offrire gli strumenti idonei per dare forza e unanimità a un pensiero scientifico trasferibile anche ai decisori istituzionali. Questi obiettivi si fondano sull’adozione di linee guida universalmente accettate come espressione dell’evidenza clinica e sulla definizione di un Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (PDTA) clinicamente condiviso oltre che istituzionalmente accettato e formalizzato. Numerose barriere culturali, professionali e funzionali, insieme a difficoltà logistiche ed economiche, hanno costituito una limitazione concreta allo sviluppo e all’implementazione dei TMD nei diversi paesi europei con la conseguenza che, ad oggi, l’impatto documentato delle attività dei TMD nella gestione delle neoplasie rimane ancora limitato così come limitata è l’evidenza attuale di una sua reale efficacia. Non vi è dubbio tuttavia, che l’approccio multidisciplinare sia in grado di esprimere al meglio le sue potenzialità soprattutto nella gestione di casi clinici complessi per i quali la definizione della tipologia e del timing del trattamento può essere decisamente difficoltosa per la presenza di più opzioni terapeutiche e per la sovrapposizione di più competenze. Questo contesto appare ideale per la gestione dei pazienti affetti da neoplasia vescicale muscolo-invasiva. Nella gestione del carcinoma della mammella e del carcinoma della prostata, il ruolo del TMD è sancito da evidenze internazionali ottenute nell’ambito organizzativo di unità multidisciplinari (Breast Unit/Prostate Unit)17.

Per il carcinoma della vescica non sono reperibili al momento esperienze strutturate né in ambito nazionale né internazionale che costituiscano un riferimento; non sussistono di conseguenza evidenze cliniche di efficacia. Tuttavia, esperienze di approccio strutturato in un TMD per le neoplasie urologiche sono in via crescente di attivazione e implementazione in numerosi paesi europei (Inghilterra, Germania, Spagna, Svezia) e i dati preliminari indicano un impatto determinante dell’attività del TMD nella clinica pratica. Fino al 20% dei casi di tumore prostatico, il 25-40% dei tumori della vescica e il 17-35% dei casi di tumore del rene hanno ricevuto, dopo valutazione multidisciplinare, un trattamento diverso da quello che avrebbe ricevuto da un singolo specialista, consentendo sia un’ottimizzazione dei risultati oncologici sia significativi risparmi gestionali18. Il carcinoma invasivo della vescica sembra costituire un campo elettivo di azione del TMD. È facile infatti comprendere come tutte le novità terapeutiche sopra accennate e fortemente auspicate possano trovare la loro realizzazione esclusivamente in un contesto multidisciplinare formalizzato e istituzionalizzato nell’ambito di centri di riferimento a omogenea diffusione regionale e nazionale. L’obiettivo dell’attività dei team multidisciplinari non è la malattia bensì il paziente. In questo contesto il ruolo delle associazioni dei pazienti non solo è auspicabile, ma fortemente raccomandato come parte attiva e integrante dell’intero processo assistenziale.

In Italia infatti, proprio con il determinante contributo di F.A.V.O. – in rappresentanza delle 550 associazioni federate – è stato possibile dare risposte ai nuovi bisogni dei malati, attraverso il riconoscimento di nuovi diritti. Dalla denuncia delle disparità di cura e di assistenza nei diversi ambiti territoriali ad un’azione costruttiva e sinergica per il loro superamento attraverso l’impegno delle istituzioni per garantire parità di trattamento e il miglioramento della condizione di vita delle persone con esperienza di tumore.

(da White Paper del carcinoma della Vescica)

Autore : dott. Renzo Colombo


In diverse occasione parlando del tumore della vescica  abbiamo asserito che si tratta di una Patologia Orfana in quanto, come per un bambino, non ha genitori … nessuno che pensa a lei. Infatti, sebbene a livello europeo il carcinoma della vescica sia al quinto posto tra i tumori più diffusi (il quarto tra gli uomini) riceve solo 1% degli investimenti destinati alla ricerca.

La nostra Associazione non si occupa tuttavia solo del tumore della vescica, sebbene sia quello più diffuso, ma di tutti i tumori che insorgono a livello uroteliale, pertanto di tutti i carcinomi dell'urotelio che prendono origine dall’epitelio di transizione che tappezza le vie escretrici urinarie. Possono essere localizzati nel tratto urinario superiore (cavità pielocaliciali e uretere) o molto più frequentemente nel tratto urinario inferiore (vescica e uretra prostatica).

Oggi alla porta della famiglia PaLiNUro bussa un parente molto prossimo e ancora più trascurato in quanto più raro. In occasione del mese della sensibilizzazione del tumore della vescica ci scrive la moglie di un paziente recentemente scomparso a causa di questa infausta malattia.

Siamo felici di accogliere il suo messaggio e pubblicarlo sul nostro Sito sperando che nel futuro PaLiNUro possa diventare uno spazio di amplificazione per questa patologia. Dal canto nostro siamo fiduciosi che possa proprio Lorella, la persona che ci scrive, ad occuparsene.

 

CI SCRIVE LORELLA

Istituire una campagna di prevenzione sull’argomento tumori è quanto mai attuale e di estrema importanza in considerazione dello stile di vita odierno e della esposizione sempre maggiore ai fattori di rischio a noi più o meno conosciuti.

È noto che i pazienti - per timore della ”scoperta “, ovvero della diagnosi di neoplasia o perché ancora non stanno proprio male da ricorrere a visita specialistica - tendono a sottovalutare il sintomo minore in fase iniziale di malattia.

Se a quest’ultima ragione vogliamo aggiungere la non perfetta conoscenza della neoplasia e la conseguente sottovalutazione diagnostica da parte dei professionisti del settore, il risultato scontato è la inesorabile evoluzione negativa del cancro…e questo accade.

Il carcinoma dell’uretere, per quanto raro, resta ancora tra le forme più maligne di cancro con indici di sopravvivenza non elevata.

Questa lettera nasce da una esperienza personale/familiare di malattia da cui non abbiamo avuto scampo anche per il ritardo nel porre la diagnosi oltre che ad un approccio non proprio adeguato all’inizio, incompleto nella chirurgia, ma perché era stato erroneamente considerato una forma iniziale, sottovalutata nella istologia e come tale curato, cioè in maniera incompleta, tutto ciò non in perfetta conformità con linee guida seppure scarse ma esistenti già nel settore. In un paziente giovane anche solo 6 mesi di sopravvivenza in più possono fare la differenza!

In conclusione se lo scopo nr 1 di una campagna di sensibilizzazione è la diagnosi precoce, lo scopo nr 2 deve essere il ricorso alle strutture idonee ad affrontare il problema.

 Alla  base di tutto una corretta informazione al paziente sulla malattia, sul ricorso a quali cure e la sicurezza di parlare con una persona competente sulla malattia. È fondamentale infine che non si  debba mai avere il dubbio di aver sbagliato medico nel porre la richiesta di prendersi cura di sé.

Dr. Lorella Carolis

Roma 27/04/2018


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